Uomini nella rete

 

"Uomini, come ombre alla deriva affamate di luce, sottratte alla terra dall'inseguirsi dei sogni" ed ora in balia di questo mare infinito, ognuno su una piccola zattera alla deriva, con gli occhi protesi a cercare lo scorrere delle nuvole sulle cime più alte della terra emersa.

Entriamo nella rete come naufraghi impauriti e subito siamo travolti dalla vastità delle sue maglie, immense pieghe nel tempo e nello spazio che ci trascinano verso l'ignoto.

Ora siamo qui, dopo aver bussato a mille porte dorate ed essere fuggiti dall'oscurità del loro antro infido, le dita timorose di picchiettare sulla tastiera per impostare una nuova rotta, eppure ritroviamo il coraggio di sciogliere le vele e navigare ancora.

Una domanda attanaglia i nostri pensieri e ad essa mille altre se ne aggiungono, chi siede sull'Olimpo di questo mondo virtuale e chi sono gli dei che lo accompagnano? E chi siamo noi? Qual è il nostro ruolo in questa Società di riflessi allo specchio, dobbiamo chinarci di fronte ad un monarca oppure siamo figli della più grande delle democrazia?

Una cosa è certa, ci siamo rimessi in gioco. Come se all'improvviso la vita ci avesse concesso un'altra possibilità, dunque possiamo scegliere di nascere ancora una volta ed interpretare ciò che abbiamo sempre sognato di essere, approdando su un'isola fatta apposta per noi.

Non una sola entità, ma milioni di piccole terre emerse in cui aspettare che un altro naufrago si avvicini, molecole che compongono un corpo talmente immenso da scomparire alla vista, tanto da mettere in dubbio che esista davvero. La rete siamo noi, minuscoli dittatori che non scendono a patti con nessuno, rinchiusi nel proprio bozzolo di seta da cui lanciano la lenza in mare aperto.

Eppure continuiamo a navigare nascosti nella nostra effimera corazza, cambiamo nome, carattere e sesso ogni volta che si rende necessario, e non permettiamo a nessuno di imporci le proprie idee. Accattoni del "tutto gratis", pronti a metterci in vetrina colorati di lustrini, con l'intenzione di venderci al miglior offerente per poi svanire nel nulla appena ci avrà comprati.

E' questa la rete dunque? Una bolgia di individui che credono nell'io sovrano e si legano ad un alito caldo solo per resistere alla solitudine siderale? Non solo, c'è anche chi ha il coraggio di impersonare sé stesso senza nascondere le ansie e le paure che sin qui l'hanno accompagnato... tende la mano, accetta la caramella da uno sconosciuto e poi, nella quiete di un angolo buio, la lecca a piccoli colpi nella speranza che non sia avvelenata.

Non c'è gioco in questo mondo senza regole o valori, non c'è battaglia che si possa affrontare senza accettare l'idea che ci siano vincitori e vinti, ma a questo punto dobbiamo chiederci se in questo mare in burrasca si possa  davvero morire. E' questo il punto di arrivo di un'analisi che non volevo affrontare, eppure è l'unico possibile perchè nascita e morte sono i confini della nostra esistenza.

Ecco che di colpo scopriamo quale sottile differenza divide il reale dal virtuale: possiamo nascere mille volte ma non possiamo morire!

Non ci resta che vivere in bilico tra questi flutti, secondo le regole antiche che hanno sempre condotto i nostri passi... e cercare nel mosaico luccicante della rete i tasselli che s'incastrino perfettamente nei nostri pensieri. Non importa se al primo sguardo prudente ci appaiono semplici e incolori... anche il segno leggero di un pennello sulla tela, preso da solo, non può darci l'idea di quanto sia grande un capolavoro.

Abel Wakaam

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