Storia dell'erotismo

dalla preistoria all'antica Roma

Di Elajne.

 

Con la parola erotismo si intende tutto ciò che si riferisce o ispira l'amore sensuale.

 

Le prime notizie documentate di accoppiamenti umani risalgono all'alto paleolitico e questi rapporti non si possono identificare come relazioni di coppia in quanto ancora non esistevano le condizioni sociali su cui si basa l'istituzione del matrimonio. Sicuramente i primi uomini cercavano comunque di conquistare e sedurre una compagna attirandone l'attenzione mostrando la propria abilità e forza; in molti siti archeologici sono stati rinvenuti strumenti ed armi mai utilizzati, ma finemente lavorati (punte di freccia, asce), che forse servivano proprio a questo scopo.

Anticamente il bacio come gesto erotico, così sostengono gli storici, era sconosciuto a molti popoli, benché il bacio amoroso venga collocato nella preistoria.
La "nascita" del bacio si deve all'uso della madre di passare ai propri piccoli bocconi di cibo durante lo svezzamento e questo atto, oltre alla mera trasmissione del cibo, aveva una simbologia affettiva.

I primitivi, accoppiandosi da dietro come gli animali, non usavano il bacio come gesto amoroso e questi amplessi duravano pochi secondi; questo anche per una questione di sicurezza: infatti, durante l'accoppiamento, i due erano facili prede di belve. Solo con l'evoluzione l'uomo arriverà al rapporto fatto davanti, conosciuto anche come "la missionaria", e all'uso del bacio come gesto erotico.
Con la nascita delle credenze religiose, l'erotismo inizia ad essere vissuto più o meno liberamente: mentre nelle religioni politeiste esso verrà sempre rappresentato come un attività del tutto normale, nelle religioni monoteiste tutto ciò che è sesso, eros e seduzione verrà additato come una pratica votata al diavolo (e dire che i Papi per primi facevano sesso ed avevano uno stuolo di amanti e concubine!).
Uno dei popoli che hanno lasciato un'ampia documentazione visiva dell'erotismo, sono gli Etruschi.
I loro affreschi rappresentanti simboli fallici eretti, atti amorosi, o qualsiasi cosa potesse essere un richiamo erotico (labbra turgide, seni prosperosi), erano presenti ovunque, sia nei palazzi che nelle tombe.
Questo popolo, privo di inibizioni, si dedicava ad attività erotiche collettive, pubbliche o private; uomini e donne godevano di piena libertà di scelta sessuale, tanto che le donne crescevano tranquillamente i loro figli senza chiedersi chi fosse il padre.Tutto ciò che riguardava l'erotismo era natura e viceversa.
Qualsiasi atto, anche il semplice mangiare o ballare, era denso di un significato misterioso che si avvicinava sensualmente all'umanità degli Dei.

Allo stesso modo, gli antichi egizi avevano una visione sana dell’erotismo.
Amore, procreazione e piacere erano il significato dell’atto amoroso a cui davano lo stesso valore che esso ha nella natura. La rappresentazione degli déi stessi indica il rapporto stretto che c’era tra sessualità e religione: il Dio Min, come altri déi, veniva rappresentato con il fallo eretto, simbolo assoluto di fecondità dell’uomo e della terra; Osiride, dio della vegetazione e della fecondità della terra, veniva anche rappresentato disteso e mummiforme, ma con il fallo che si ergeva dalle bende, simbolo dell’energia vitale che sconfigge la morte. La cultura erotica (e religiosa) egizia è piena di raffigurazioni riguardanti il sesso: déi minori raffigurati da un fallo e sempre il simbolo del fallo, nei geroglifici, significava seme, progenitura, gloria o progenitura, mentre

il geroglifico per rappresentare la donna era, ovviamente, una vulva che, comunque, veniva sempre rappresentata come un triangolo pubico semplice, non essendo ritenuto un oggetto di particolare rilievo o censura.

Benché non esistano raffigurazioni erotiche di atti sessuali umani veri e propri nella cultura egizia, essa ci ha lasciato parecchi scritti sull’argomento, anche pornografici e goliardici e già a quell’epoca esistevano gli strip tease e le danzatrici che usavano la loro arte per sedurre; del resto, la donna dell’antico Egitto era una donna che comandava come nessun’altra sul resto della terra e quindi libera, seducente ed aggressiva.

“E’ giocando che spesso nasce l’amore”.

In questo proverbio, in uso nell’antica Roma, veniva racchiuso il pensiero di come veniva vissuto l’amore e la sessualità.

Le donne, all’inizio della storia di Roma, si sposavano in età molto giovane, dai dodici anni in poi, e i matrimoni erano combinati, ma le giovani spose impararono a servirsi per il proprio piacere degli uomini castrati, che potevano comunque avere un’erezione, e per questo non esitavano a far castrare gli schiavi più belli. Con la conquista del divorzio, le donne romane impararono anche il sottile gioco della seduzione curando l’aspetto, esaltando i propri punti forti e nascondendo le imperfezioni, e truccandosi; questa nuova condizione le porta a frequentare le terme (che erano miste fino al II secolo d.C.), imparare a danzare e a conoscere i giochi di società.
Sedurre nell’antica Roma significava anche ricorrere a pratiche magiche come filtri amorosi, frasi magiche, fino a riti simili a quelli vodoo o addirittura a sacrifici umani. Ovvia conseguenza di questa libertà sessuale furono i postriboli, o lupanara, dove le prostitute esercitavano la professione sotto regolamentazione di una serie di leggi promulgate soprattutto per rimpinguare le casse dello stato e con l’avvento del culto della Venere Ericina, proveniente dalla Sicilia, le cerimonie propiziatorie alla dea erano gestite dalle sacerdotesse che praticavano la prostituzione rituale, una sorta di iniziazione e permesso ad intraprendere la “professione”.

Un’altra pratica sessuale degli antichi romani era il “vizio greco”, la pederastia, chiamato così per la sempre maggiore presenza di schiavi ellenici. La pederastia veniva tollerata nel caso in cui veniva praticata tra un adulto ed uno schiavo o liberto, in quanto dovevano compiacere in tutto e per tutto i propri padroni, ma veniva condannata quando ciò accadeva tra due adulti, anche se consenzienti, in quanto era impensabile che un cittadino libero assumesse un ruolo passivo nei confronti di un altro e veniva punito proprio chi si assoggettava. Le punizioni avvenivano anche nei casi in cui un adulto sodomizzava un ragazzo non ancora maturo sessualmente.
Famoso omosessuale dell’epoca fu l’Imperatore Adriano.

(continua)

 

Elajne

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