Piacere e dolore

"Bondage"

 

Lo chiamano "bondage" e in Giappone è considerata un'arte imperiosa ma sottile.
La sensibilità dei grandi maestri della fotografia ne ha esaltato i dettagli, ne ha addolcito i contorni, ma solo chi ha provato questa tecnica sulla propria pelle può capire quanto sia forte ed irresistibile il sapore del dolore unito a quello stuzzicante del piacere.

"Sono da sempre in contrasto come la luce e l'ombra, due gemelli nascosti dalla nascita perché apparentemente troppo diversi per esser figli della stessa madre".

Così li definisce Abel Wakaam quando ne parla con curiosità e soggezione, ma non mi sono accontentata delle esperienze di altri... io ho voluto provare di persona.

A volte basta la stretta di una corda sui polsi, in altre è sufficiente il timore di quello che accadrà da lì a qualche minuto. La tensione scorre subito a fiumi e divora ogni pensiero lacerandolo con uno strappo improvviso.

L'attesa accende il desiderio e lo trasforma in un mare di brace ardente, ed allora sai che è venuto il momento di riaprire gli occhi per vedere in faccia il tuo aguzzino.

Abiti eleganti in contrasto netto con l'ambiente crudo che mi circonda, il ruvido del legno mi solca la schiena ormai nuda ed il cappio mi stringe il collo mozzandomi il respiro.

E' deliziosa la canapa intrecciata che racchiude tra i suoi nodi la mia carne golosa di carezze austere, il seno rifiorisce nella sua stretta audace e una calda marea mi brucia il ventre.

Lui è lì, dietro di me, da qualche parte. Avverto il suo respiro che s'aggira nel buio inquieto. So che sta giocando col tempo per sgretolare ogni mia resistenza... so che sta affilando le sue armi per farmi assaggiare il filo della slama sottile e rovente.

Prigioniera della sua voglia e della mia, non mi resta che arrendermi all'irragionevole follia con cui mi incatena, alzo una gamba e subito lui l'afferra, ora non mi resta che lasciarmi trascinare.

Come brucia la corda scorrendo tra la carne fradicia del mio sesso aperto come una ferita, vorrei che per un attimo... uno solo, mi baciasse proprio lì con le sue labbra ingorde.

Sogno l'umido della sua lingua che venga a lenire la prima fitta scavando pian piano dentro il dolore: - Sono pronta, - gli sussurro - fammi morire! 

Boia e carnefice, ma anche ultimo angelo di questo paradiso, e se con una mano stringe il cappio e mi tortura, con l'altra intinge le dita nei miei umori e poi me li spinge tra le labbra fin giù... dentro la gola.

Non c'è più nulla che io possa fare se non pregarlo di farmi soffrire ancora, bramo il manico della frusta e ad esso m'inchino in devota attesa.

Eccolo... ora mi penetra, ruota l'impugnatura facendosi largo tra le natiche spalancate, mi gira su un fianco, mi apre come un una pesca matura e poi m'infila tra la polpa quel maledetto aggeggio che comincia a vibrare.

Lo muove con foga, lo toglie e poi lo rimette spingendolo a fondo quasi stesse cercando di raddrizzare la via contorta dei miei intestini, io mugolo, sbatto il capo a terra più volte cercando di opporre resistenza... ma non potrei più farne a meno.

Chi non ha provato piacere e dolore non può capire cosa intendo... è come se l'acqua ed il fuoco scendessero a patti per correre insieme verso un'unica meta... ed in fondo alla strada li aspetta l'apoteosi!

Laura Ballestrieri

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