Autoerotismo

 

Un profumo, una scena rubata per strada, un ricordo martellante e piacevole, un'occhiata provocante….questi i fattori che, per esperienza diretta oppure ricevuta dai racconti di Rossoscarlatto, scatenano in una donna la voglia di toccarsi, carezzarsi, cercarsi, trovarsi… in una parola, voglia di autoerotismo.

Ma non vorrei farne una discussione accademica.

Quella, lasciamola agli esperti. Qui si parla di eros, e mi voglio mettere in gioco anch'io. Per troppo tempo all'autoerotismo (e va bene, chiamiamolo anche masturbazione) è stato affidato un aspetto diciamo "depravato", di sesso fatto in solitudine, malinconico e quasi di sfogo, come se l'uomo o la donna dediti a quei gesti fossero condannati all'incapacità di relazione con l'altro.

Ti tocchi? Allora vuol dire che con lei (o lui) non va bene, a letto. Guai se poi si scopriva l'uomo da solo, furtivamente "beccato" e appartato a masturbarsi. Ho dell'autoerotismo, invece, una sensazione estremamente piacevole. Più le mie esperienze erotiche crescono, si raffinano e quindi migliorano, più aumenta la mia voglia di toccarmi. Da bambina e da adolescente era una pratica rarissima, per me. Oggi è quasi un concedermi un regalo. Mi piace sentire il mio corpo che struscia dentro i vestiti, magari ho indossato un paio di slip particolarmente seducenti e ho le natiche seminude, e le calze scelte con cura. La mia andatura raccoglie sguardi golosi degli uomini, mi sento ammirata e voluta, ed è come una reazione a catena. Arriva il momento in cui la mia eccitazione è partorita direttamente dalla mia mente, mi guardo e mi piaccio, e ho desiderio di possedere e scatenare e sentire "mie" le sensazioni del piacere.

Quel toccarmi, quel cercarmi curiosa ed eccitata mi sconvolge sempre un po'. E' come denunciare a me stessa, ogni volta, l'essere femmina e desiderosa di sesso. Forse il passo difficile è proprio questo. Senza uomo accanto, perché toccarsi? Perché mi piace sentire poi l'orgasmo che "monta", che arriva e gestirlo, comandarlo, ritardarlo, spostarlo in avanti nel tempo. In una parola, padrona di me.
Arrivata a questo traguardo di donazione di piacere a me stessa, ho fatto un altro regalo. A lui, al mio uomo. Gli ho chiesto "facciamolo insieme, guardandoci e spiando un po' come ladri autorizzati il piacere che arriva nell'altro".

E' stato allora un meraviglioso gioco di specchi e di rimbalzi di frecciate di piacere, come se le schegge di un'unica esplosione avessero colpito entrambi. E' estremamente piacevole ammirare un uomo del tutto soggiogato ai sensi, che alla fine sembra quasi un animale che sta cercando dovunque, comunque e a qualunque costo la sua preda. E' eccitante esibirsi, carezzarsi la pelle, mostrare e offrire il corpo, giocare con sguardi e mani e bocca ma vietare dolcemente il possesso. Si varcano confini inaspettati, dove il territorio è quello unico dei sensi e del piacere, per entrambi. Come tenersi per mano alla scoperta di una parte di sé, per offrirla all'altro.

Monica Maggi

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