Navigando navigando

E' uno strano luogo la rete, e strani sono i suoi abitanti, di loro si raccontano le nefandezze più disparate, ma cosa c'è di vero?

Ho contattato con ICQ circa cinquecento persone, divisi equamente tra uomini e donne; ciò che ne è uscito è un quadro alquanto curioso. L'approccio è stato semplice, mi sono presentata come una giornalista di NonSoloEros in cerca di un'intervista interessante, nel primo messaggio facevo subito riferimento alla rivista, invitando lo sconosciuto a visitare il sito. Le reazioni sono state quasi sempre di stupore, con un certo imbarazzo da parte del popolo femminile della rete.

Le ragazze hanno mostrato poco interesse, inoltre la parola "erotismo" fa ancora paura, tanto da interrompere il contatto al primo accenno di discussione sulla sessualità. Ben diversa invece la reazione maschile, subito improntata a capire chi ci fosse dall'altra parte del filo, e se qualcuno ha risposto all'invito in malo modo, si è subito pentito quando ha letto le mie info.

Devo dire che non ho incontrato uomini volgari e questo serve a sfatare uno dei tanti timori della rete che non è "un covo di maniaci" e non nasconde solo "persecutori occulti in attesa della vittima sacrificale". Tutti i maschietti vogliono però una fotografia per farsi un'idea precisa di chi hanno di fronte, io li ho semplicemente invitati a cercarla nell'Archivio di NonSoloEros, spiegando che l'avrebbero trovata nell'articolo "Lampi di follia".

A questo punto c'è stata una prima sorpresa perché mi sono resa conto che i maschietti imbranati sono la stragrande maggioranza della rete. Spesso non navigano affatto ma si limitano ad attendere al varco una donna piacente con cui pavoneggiarsi. Non parliamo poi di arte o letteratura, quasi nessuno conosce scrittori o libri anche molto famosi, e se si parla di poesia state certi che vi rifileranno le rime di qualche amico più dotto, spacciandole per proprie. Ci sono volute non poche spiegazioni affinché riuscissero a trovare la mia foto nell'articolo, e dopo l'ardua impresa sono rimasti in pochi quelli in grado di avere una reazione intelligente.

Delle donne mi ha invece colpito la titubanza con cui hanno risposto ai messaggi, poche hanno superato il timore verso questa sconosciuta, ed il terrore di chissà quale virus le ha tenute alla larga persino dal sito di NonSoloEros. Qualche timida risposta è arrivata da chi aveva già sentito parlare di RossoScarlatto su Panorama o GQ, ma in nessun caso si è instaurata un'amicizia e dopo qualche battuta non ho più avuto contatti con loro.

Superata la prova della fotografia, ho cercato di rendermi misteriosa verso i miei interlocutori, li ho tenuti alle corde, li ho tartassati ogni volta che cercavano di portare il discorso sul sesso, ed alla fine ne sono sopravvissuti una buona dozzina. Il passo successivo è stata la ricerca di un incontro e, guarda caso, tutti dovevano passare nei giorni seguenti proprio da Milano.

Un vero problema era invece l'orario per l'appuntamento, la sera creava non pochi problemi alla maggioranza di loro, segno inequivocabile della presenza di una moglie fantasma, difficile da imbrogliare. Chi ha dovuto ammettere di essere sposato, l'ha fatto adducendo la solita situazione tragica di un rapporto difficile da sostenere ma anche impossibile da cessare.

Dopo un'ulteriore cernita, sono rimasti solo in due che chiamerò per convenzione: Umberto e Stefano. Quarantadue anni il primo e trentotto il secondo, uno di Genova a l'altro di Torino. Dalle loro fotografie (naturalmente al mare e in costume) s'intravedeva un bel fisico atletico e quella faccia da maschiaccio che mi ha sempre fatto effetto.

Milano, piazza Duomo, ore 21.30; li riconosco entrambi che si girano attorno con lo sguardo curioso. Umberto dimostra qualche anno in più della fotografia, non ha più i suoi biondi capelli e se non fosse per il mazzo di rose in mano mi sarebbe stato difficile distinguerlo tra la folla. Lo chiamo sul cellulare e mi scuso per un inconveniente che mi ha trattenuta fuori città. Quando riattacco, ha un gesto di stizza, butta i fiori per terra e se ne va sconsolato.

Stefano invece è esattamente come mi aspettavo, mi sorride ancora prima che io mi avvicini a lui, poi mi abbraccia teneramente, mi bacia sulla guancia e quasi non mi lascia più andare. Ceniamo insieme a lume di candela e mi contagia col suo entusiasmo... ancora non sa che dopo il caffè dovrò confessargli che si è trattato soltanto di un esperimento.

Laura Ballestrieri

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