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Il
reggiseno
Ha
compiuto poco più di novantanni. Negli anni 70
le femministe lo hanno bruciato in piazza. Negli anni 80,
epoca delle donne rampanti, sembrava aver perso il suo ruolo nella
seduzione. Finchè lingegneria aeronautica ha fatto
nascere il reggiseno push-up ha fatto esplodere una vera ma pacifica
guerra. A colpi di reggiseno, tra modelli che esaltano il seno
e quelli che lo appiattiscono.
Ma perché nel corso del tempo il reggiseno ha assunto significati
sempre diversi? Perché è un indumento tanto conflittuale?
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Eppure,
una ventina d'anni fa, nel periodo della grande esplosione femminista,
donne di ogni ceto ed eta', persino Jane Fonda, facevano dei pubblici
falo' coi reggiseni quasi a parodiare i famigerati roghi subiti
dalle streghe.
Se Rita Hayworth viene ricordata come "il seno" o Lana
Turner come "il pullover", probabilmente Carmen Russo,
Francesca Dellera, Serena Grandi o Sabrina Salerno verranno ricordate
come "il reggiseno".
Cosi',
anche il reggipetto di qualche diva nostrana finira' accanto a
quello di Madonna nel Museo Frederick's of Hollywood a Los Angeles,
sorto lo scorso anno nella citta' dei sogni di celluloide, per
mano del titolare dell'omonima azienda che da oltre quarant'anni
confeziona e vende reggipetti di ogni tipo e qualita'.
Oltretutto
sembra che il reggiseno sia un articolo molto richieste acquistato
dlle donne come antidoto alla depressione. "Quando c'e' stato
il crollo di Wall Street", afferma orgogliosa Russ Frolov,
la direttrice del noto magazzino, "la nostra compagnia ha
notevolmente incrementato il fatturato.
Alcune cifre: in Italia solo nel 1999 per l'intimo -reggiseni,
slip e guepieres- si sono spesi 4.725 miliardi, con un incremento
del 12% rispetto all'anno precedente. Senza contare i 399 miliardi
delle esportazioni.
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Ma
il reggiseno fu per le donne anche un indumento di potere... Nel
1946, a Silvana Pampanini, allora ventunenne, anche se non divenne
Miss Italia, la giuria fu costretta a consegnare un curioso attestato:
"Non ha vinto ma e' bella quanto la vincitrice" (Rossana
Martini). A colpire soprattuno il pubblico e la giuria furono
i suoi prosperosi seni inguainati dalle neonate fibre artificiali.
Era iniziata l'era delle maggiorate. Si usciva del resto da una
guerra tremenda, e il seno abbondante era indice di prosperita'.
E i reggiseni, per il perfezionamento dei materiali che li compongono,
lo valorizzavano ancora di piu'. Al punto di arrivare a veri e
propri eccessi come nel caso di Silvana Di Stefano, gia' Miss
Claviers 1949 che, per ottenere il titolo di Miss Italia, mise
della bambagia nel reggipetto. Scoperto il trucco, venne eliminata
all'istante. "Non volevo vincere per ambizione", si
giustifico' la mancata miss, "ma soltanto per essere presentata
al mio idolo Ernest Hemingway che soggiorna in vacanza proprio
qui, a Cortina D'Ampezzo, dove si tiene la finale".
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PICCOLA
STORIA DI UNA GRANDE RIVOLUZIONE
Per
trovare precise origini del reggiseno bisogna partire dalla alla
Belle Epoque quando le signore della "buona societa'",
secondo la moda francese, non mancano di adottare lunghe vesti
aderenti, a collo alto, che valorizzano il petto prominente.
A questa rivoluzionaria liberazione del busto, seppure votata
all'insuccesso, segue nel 1912 l'invenzione del reggiseno. La
ditta Diana-Slip fa ricorso ai vecchi maestri bustai: la guaina,
tessuta a telaio senza filo di gomma, contiene il reggipetto in
cotone ripreso ad uncinetto. La Francia, col modello "Pregermain"
mette invece sul mercato reggiseni elasticizzati senza spalline.
I colori in voga sono il salmone, il corallo chiaro e il rosa
pastello. Il
nero, che fino alla guerra veniva tranquillamente portato dalle
"signore perbene", diviene ora il colore del vizio.
Comunque, il reggiseno, cosi' come lo conosciamo oggi, cioe' con
le spalline e le coppe, venne inventato da Mary Jacobs, una ricca
e annoiata statunitense, piu' di settant'anni fa. Proprio mentre
le donne stavano per ottenere il voto e lottavano per i diritti
come persone.
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Forse
quella ragazza di New York, senza neanche accorgersene, aiuto'
le donne ad emanciparsi e il suo reggiseno ha conquistato il mondo.
Con
l'arrivo delle fibre sintetiche, cominciano a scatenarsi anche
gli stilisti. Christian Dior, Balmain e Paquin, tentano di rilanciare
la guaina senza risultato. Esplode invece il carioca: tre semplici
listarelle di nylon o pizzo, che provvedono a valorizzare e rendere
i seni simili a vere e proprie coppe.
De
Sica del resto, in quegli anni, nel divertente film "Altri
tempi" di Blasetti, scopre le "bocce maestose"
della Lollo. Bocce, probabilmente valorizzate da sapienti reggiseni-bustino
o da impunturati pagliaccetti, che suggeriscono ai francesi l'idea
di chiamare "Lollo" ogni mammella. Termine tuttora esistente
nel vocabolario e nel costume. Alle soglie degli anni Sessanta,
Brigitte Bardot, che incarna l'erotismo tra l'ingenuo e il sofisticato,
osa farsi fotografare con sensualissimi reggipetti a balconcino,
fortemente imitata dalle giovanissime con grande scandalo delle
madri.
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E
OGGI?
Il
reggiseno, dagli anni Sessanta a oggi, ha avuto momenti in cui
e' stato portato alle stelle e periodi in cui e' stato gettato
nella polvere. Ora, col post-femminismo dilagante, sembra che
la femminilita' non abbia affatto eta'. Comunque, preso da semplice
accessorio, il reggipetto ha ormai un suo preciso spazio autonomo.
"Ma il reggiseno", puntualizza Anna Maria Tarallo, notissima
chirurgo estetico di scuola brasiliana, "va indossato sempre
e comunque, indipendentemente dall'eta', dalle dimensioni delle
poppe e dai vari interventi estetici". Del resto, Marylin
Monroe, campionessa della sensualita', ha sempre dichiarato che
non lo abbandonava neanche per dormire.
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La
Perla, una delle aziende leader nel mondo della lingerie, afferma
categoricamente che continuerà il boom del reggiseno, che
dopo aver fatto capolino sotto il vestito, resterà sempre
più allo scoperto ad osservare il mondo. I reggiseno diventano
sempre più corpetti, body, piccoli gioielli di abbigliamento.
E ogni modello è un mix di mesi di ricerche, materiale
di prima scelta, sistemi laser e nuovi macchinari per reggiseno
senza cuciture, più naturali e più gradevoli da
indossare
e da osservare, togliere, accarezzare, regalare
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Monica maggi
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