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NonSoloEros:
Il tuo ultimo studio è improntato al più dolce e
al più sofferto dei sentimenti, ma si può davvero
"imparare ad amare"?
Enrico
Cheli: C'è una credenza diffusa secondo la quale
l'amore non si può imparare: o nasce spontaneamente oppure
non c'è niente da fare. Tale credenza è sbagliata
e nasce dal confondere innamoramento e amore. L'innamoramento
accade e basta, non c'è niente da imparare; l'amore invece
si può imparare: imparare a sentirlo maggiormente dentro
di sé, a donarlo, a riceverlo. In certe culture (ad es.
quella buddista) si dà grande attenzione a queste capacità
e nel corso dei secoli sono state elaborate tecniche specifiche
in proposito. Anche il cristianesimo delle origini era molto attento
all'amore. Purtroppo molte convenzioni sociali e pregiudizi culturali
ci portano a chiuderci ai sentimenti, per paura o per un malinteso
moralismo che la cultura emergente attuale sta per fortuna sfatando.
Il primo passo per imparare ad amare consiste nel liberarsi dei
pregiudizi e delle cattive abitudini che ci impediscono di vivere
questo fondamentale sentimento con naturalezza. Poi dobbiamo affinare
e sviluppare attraverso opportuni esercizi la nostra capacità
di sentire ciò che proviamo interiormente. Quindi sviluppare
l'amore per se stessi (da non confondere con l'egoismo) e infine
amare gli altri e aprirsi al loro amore. Detto così può
forse risultare semplicistico e quindi vorrei precisare che dietro
ad ognuno dei suddetti punti vi sono teorie e metodi che in una
intervista non posso sviluppare e per i quali rinvio al mio libro
L'età del risveglio interiore (Franco Angeli editore).
NonSoloEros:
Eros e amore, qual è il giusto rapporto d'armonia per non
turbare il delicato equilibrio che li sostiene?
Enrico
Cheli: In una relazione di coppia esclusiva questi
due ingredienti sono entrambi necessari: il solo eros può
portare ad una relazione stimolante e piacevole ma che alla lunga
non nutre l'anima; il solo amore d'altra parte può produrre
una profonda fusionalità e intimità ma senza eros
un'altra parte di sé - quella più corporea, giocherellona,
trasgressiva - si sentirebbe deprivata. E' importante prendere
coscienza che in ognuno di noi coesistono entrambi i bisogni e
trovare il modo di conciliarli è forse la sfida più
grande nella vita amorosa degli esseri umani. Non è facile
trovare un partner con cui questi due aspetti si armonizzino bene:
con alcuni prevale l'uno, con alcuni l'altro, e questo è
uno dei motivi principali per cui le persone ad un certo punto
della relazione sentono che gli manca qualcosa e si separano oppure
vanno alla ricerca di un amante. Ad ogni modo non dipende solo
dal trovare la persona giusta ma anche da quanto abbiamo saputo
conciliare e onorare questi due aspetti dentro di noi. In proposito
consiglio di leggere l'ottimo libro di Hal e Sidra Stone
"Tu e io" (MIR edizioni).
NonSoloEros:
Si possono certamente amare persone diverse, ma è possibile
appagare allo stesso modo la nostra parte "più
corporea, giocherellona e trasgressiva" con diversi partner
contemporaneamente senza per questo ledere il nostro rapporto
prioritario?
Enrico
Cheli: In teoria si, purché naturalmente vi
sia chiarezza e che anche il partner prioritario accetti questo
stato di cose e lo viva a sua volta. In pratica però le
cose vanno spesso diversamente, specie se il rapporto prioritario
è ancora affettivamente coinvolgente (cioè non è
in crisi o in calo). Non c'è niente di male a svagarsi
sessualmente, però bisogna vedere quali sono le motivazioni:
molti usano la poligamia come alibi per non coinvolgersi più
di tanto sul piano affettivo, e questo non va bene né per
il partner prioritario né per loro stessi: non si vive
di solo sesso e il nostro bisogno di amore - di amare e essere
amati - è molto più importante del puro bisogno
sessuale. L'ideale è conciliarli ma senza ingannare l'altro
e neppure se stessi. I rapporti di coppia stanno profondamente
cambiando da qualche decennio a questa parte e molte sono le cosiddette
"coppie aperte" o libere, dove ognuno ha una certa libertà
di avere altre relazioni sessuali. Il desiderio di avere il partner
in esclusiva nasce secondo alcuni da insicurezza e dal bisogno
di rivivere con lui o lei l'amore esclusivo che volevamo (e non
abbiamo avuto) dai nostri genitori. Più maturo è
l'individuo, minore la sua possessività. Dunque se nasce
da una reale maturità affettivo-emotiva, bene, se invece
è una fuga dal coinvolgimento, allora depriva più
di quanto ci arricchisca.
NonSoloEros:
Uno strappo al modello tradizionale dunque...
Enrico
Cheli: E' indubbio che il modello tradizionale non
risponda più alle nuove esigenze, ma è altrettanto
vero che i rapporti con l'altro sesso non possono limitarsi al
solo erotismo. Vi è un bisogno profondo di intimità,
di confronto, di unione che non può essere soddisfatto
da rapporti occasionali e richiede una qualche forma di continuità,
meno rigida però di quella tradizionale. Non esistono soluzioni
valide per tutti, e ogni individuo e ogni coppia dovrebbe trovare
una propria via di realizzazione: per alcuni può risultare
ancora appropriata la via tradizionale della relazione esclusiva
mentre per altri la direzione può essere quella della coppia
aperta o di forme ancor meno rigide da un punto di vista dei vincoli.
Ciò che conta, nella nuova ottica, non è tanto la
forma esteriore ma la consapevolezza e l'impegno con cui i due
partner vivono la strada scelta, quale che sia. In certi periodi
in cui prevale il bisogno di esplorazione può anche essere
appropriata ma non deve servire da alibi per sfuggire quei bisogni
più profondi che solo una relazione stabile può
dare - dove "stabile" non significa necessariamente
"a vita".
Enrico Cheli
Sociologo e psicologo, Direttore corso di perfezionamento "Comunicazione
e consapevolezza dei sentimenti ed emozioni" - Università
di Siena. E-mail cheli@unisi.it www.unisi.it/mastercomrel
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