Enrico Cheli

Intervista di Sandra Mayer

Sociologo e psicologo, Enrico Cheli è uno dei maggiori esperti italiani sulla cultura emergente e la spiritualità della nuova era ed è stato più volte ospite di programmi radiofonici e televisivi nazionali sull'argomento.
Dal 1985 è docente di sociologia dei processi culturali e comunicativi, prima all'università LUISS di Roma e attualmente all'università di Siena.
Dopo un percorso universitario in scienze umane e sociali, e una formazione post-laurea in psicoterapia e relazioni interpersonali, ha intrapreso un profondo cammino di ricerca interiore attraverso letture, seminari, viaggi in oriente e in occidente e incontri con Guide e Maestri di varie tradizioni.

NonSoloEros: Il tuo ultimo studio è improntato al più dolce e al più sofferto dei sentimenti, ma si può davvero "imparare ad amare"?

Enrico Cheli: C'è una credenza diffusa secondo la quale l'amore non si può imparare: o nasce spontaneamente oppure non c'è niente da fare. Tale credenza è sbagliata e nasce dal confondere innamoramento e amore. L'innamoramento accade e basta, non c'è niente da imparare; l'amore invece si può imparare: imparare a sentirlo maggiormente dentro di sé, a donarlo, a riceverlo. In certe culture (ad es. quella buddista) si dà grande attenzione a queste capacità e nel corso dei secoli sono state elaborate tecniche specifiche in proposito. Anche il cristianesimo delle origini era molto attento all'amore. Purtroppo molte convenzioni sociali e pregiudizi culturali ci portano a chiuderci ai sentimenti, per paura o per un malinteso moralismo che la cultura emergente attuale sta per fortuna sfatando.
Il primo passo per imparare ad amare consiste nel liberarsi dei pregiudizi e delle cattive abitudini che ci impediscono di vivere questo fondamentale sentimento con naturalezza. Poi dobbiamo affinare e sviluppare attraverso opportuni esercizi la nostra capacità di sentire ciò che proviamo interiormente. Quindi sviluppare l'amore per se stessi (da non confondere con l'egoismo) e infine amare gli altri e aprirsi al loro amore. Detto così può forse risultare semplicistico e quindi vorrei precisare che dietro ad ognuno dei suddetti punti vi sono teorie e metodi che in una intervista non posso sviluppare e per i quali rinvio al mio libro L'età del risveglio interiore (Franco Angeli editore).

NonSoloEros: Eros e amore, qual è il giusto rapporto d'armonia per non turbare il delicato equilibrio che li sostiene?

Enrico Cheli: In una relazione di coppia esclusiva questi due ingredienti sono entrambi necessari: il solo eros può portare ad una relazione stimolante e piacevole ma che alla lunga non nutre l'anima; il solo amore d'altra parte può produrre una profonda fusionalità e intimità ma senza eros un'altra parte di sé - quella più corporea, giocherellona, trasgressiva - si sentirebbe deprivata. E' importante prendere coscienza che in ognuno di noi coesistono entrambi i bisogni e trovare il modo di conciliarli è forse la sfida più grande nella vita amorosa degli esseri umani. Non è facile trovare un partner con cui questi due aspetti si armonizzino bene: con alcuni prevale l'uno, con alcuni l'altro, e questo è uno dei motivi principali per cui le persone ad un certo punto della relazione sentono che gli manca qualcosa e si separano oppure vanno alla ricerca di un amante. Ad ogni modo non dipende solo dal trovare la persona giusta ma anche da quanto abbiamo saputo conciliare e onorare questi due aspetti dentro di noi. In proposito consiglio di leggere l'ottimo libro di Hal e Sidra Stone "Tu e io" (MIR edizioni).

NonSoloEros: Si possono certamente amare persone diverse, ma è possibile appagare allo stesso modo la nostra parte "più corporea, giocherellona e trasgressiva" con diversi partner contemporaneamente senza per questo ledere il nostro rapporto prioritario?

Enrico Cheli: In teoria si, purché naturalmente vi sia chiarezza e che anche il partner prioritario accetti questo stato di cose e lo viva a sua volta. In pratica però le cose vanno spesso diversamente, specie se il rapporto prioritario è ancora affettivamente coinvolgente (cioè non è in crisi o in calo). Non c'è niente di male a svagarsi sessualmente, però bisogna vedere quali sono le motivazioni: molti usano la poligamia come alibi per non coinvolgersi più di tanto sul piano affettivo, e questo non va bene né per il partner prioritario né per loro stessi: non si vive di solo sesso e il nostro bisogno di amore - di amare e essere amati - è molto più importante del puro bisogno sessuale. L'ideale è conciliarli ma senza ingannare l'altro e neppure se stessi. I rapporti di coppia stanno profondamente cambiando da qualche decennio a questa parte e molte sono le cosiddette "coppie aperte" o libere, dove ognuno ha una certa libertà di avere altre relazioni sessuali. Il desiderio di avere il partner in esclusiva nasce secondo alcuni da insicurezza e dal bisogno di rivivere con lui o lei l'amore esclusivo che volevamo (e non abbiamo avuto) dai nostri genitori. Più maturo è l'individuo, minore la sua possessività. Dunque se nasce da una reale maturità affettivo-emotiva, bene, se invece è una fuga dal coinvolgimento, allora depriva più di quanto ci arricchisca.

NonSoloEros: Uno strappo al modello tradizionale dunque...

Enrico Cheli: E' indubbio che il modello tradizionale non risponda più alle nuove esigenze, ma è altrettanto vero che i rapporti con l'altro sesso non possono limitarsi al solo erotismo. Vi è un bisogno profondo di intimità, di confronto, di unione che non può essere soddisfatto da rapporti occasionali e richiede una qualche forma di continuità, meno rigida però di quella tradizionale. Non esistono soluzioni valide per tutti, e ogni individuo e ogni coppia dovrebbe trovare una propria via di realizzazione: per alcuni può risultare ancora appropriata la via tradizionale della relazione esclusiva mentre per altri la direzione può essere quella della coppia aperta o di forme ancor meno rigide da un punto di vista dei vincoli. Ciò che conta, nella nuova ottica, non è tanto la forma esteriore ma la consapevolezza e l'impegno con cui i due partner vivono la strada scelta, quale che sia. In certi periodi in cui prevale il bisogno di esplorazione può anche essere appropriata ma non deve servire da alibi per sfuggire quei bisogni più profondi che solo una relazione stabile può dare - dove "stabile" non significa necessariamente "a vita".


Enrico Cheli
Sociologo e psicologo, Direttore corso di perfezionamento "Comunicazione e consapevolezza dei sentimenti ed emozioni" - Università di Siena. E-mail cheli@unisi.it www.unisi.it/mastercomrel

Sandra Mayer

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