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Giuseppe Sarcinella
Sarci
www.sarci.ch
Intervista
di Silvia
"La
mia filosofia è cercare di trasmettere emozioni... il mio
sogno è vedere una persona che, partecipando ad una mia
futura mostra, su 10 fotografie almeno una volta trattenga il
fiato spontaneamente ... e allora sarò certo di aver suscitato
un'emozione."
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Lui
è Giuseppe Sarcinella, fotografo di professione, in arte
conosciuto come Sarci.
Nasce a Potenza nel 1967 e poco dopo la nascita si trasferisce
in Svizzera insieme alla sua famiglia. All'età di 10 anni
riceve come regalo la sua prima macchina fotografica e da lì
comincia il suo interesse verso la fotografia. Un lungo percorso
ancora in atto che lo porterà a comprendere di poter raccontare
una storia attraverso il piacere di analizzare l'attimo in un
semplice scatto.
All'età di 20 anni inizia a lavorare come apprendista presso
un fotografo, occupandosi di foto di cronaca per un giornale.
Dopo soli due anni, nel 1990, affronta l'esperienza più
forte e toccante di tutta la sua carriera: decide di partire come
fotografo di reportage verso i paesi del sud est asiatico come
la Cambogia, la Birmania e il Laos che dagli anni '60 agli anni
'80 sono stati dilaniati da numerose guerre. Il suo compito è
quello di documentare l'importante azione umanitaria della Croce
Rossa Svizzera.
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Silvia:
Parlami di questa esperienza che hai vissuto. Cosa hai visto?
Cosa ti è rimasto dentro?
Sarci:
Ho visto situazioni umane che mi hanno toccato molto. Di sicuro
ho capito quanto può essere vile cattivo e sadico l'essere
umano se incanalato in alcune "filosofie di pensiero"
o se debitamente "lavati di cervello". In contrapposizione
a questo l'Asia mi ha insegnato la "dignità della
sofferenza". E' difficile spiegare questo concetto e il modo
in cui accettano la sofferenza come un qualcosa di scontato e
"normale"... "ormai è così e non
resta che adattarmi".
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Silvia:
Intendi dire soffrire con "dignità" senza mai
lamentarsi anche quando la sofferenza è atroce e ingiusta?
Sarci:
Esatto. Dignità?...ripensandoci tempo dopo potrebbe essere
semplicemente abitudine...non so, non saprei...è così
strano vedere una madre rimanere "calma" con in braccio
una bambina dilaniata da una mina antiuomo. No, non può
essere abitudine ma forse rassegnazione o spirito di adattamento
per non soccombere. In Cambogia ho vissuto delle esperienze talmente
forti che mi hanno fatto riflettere sul mio futuro professionale,
in particolar la morte di una bambina mi ha coinvolto molto. Il
reportage di guerra è sempre stata la mia passione ma da
quel momento ho compreso che non sarei mai riuscito a rimanere
distaccato e lucido in certe situazioni e quindi ho deciso di
lasciare il reportage di guerra.
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Dopo questa
esperienza Giuseppe Sarcinella, tornato in Svizzera, dopo un periodo
di pausa, riprende ad occuparsi di fotografia e cronaca per giornali
locali.
Soltanto più tardi nel 2001 approderà alla fotografia
fashion e fine art di cui si occupa tuttora con passione. Il suo
sperimentarsi con istinto e intuizione hanno generato un percorso
professionale i cui risultati sono visibili ai vostri occhi in
queste immagini www.sarci.ch o sul sito di sperimentazione www.photo.net/photos/Sarci.
Silvia:
come definiresti il tuo stile?
Sarci:
a differenza di altri fotografi non mi identifico in uno stile,
mi piace spaziare, provare e soprattutto cercare di inventare.
C'è chi dice che ho uno stile mio ma faccio fatica a vederlo.
Quello che faccio mi viene da dentro e soprattutto dal feeling
che riesco ad instaurare con la modella. Ogni modella comunica
delle sensazioni, delle emozioni ed io cerco di coglierle per
poi fissarle attraverso la fotografia. La bellezza di una foto
dipende per il 50% proprio dal feeling e per il resto dalla tecnica,
dalla conoscenza e dal team di lavoro.
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Silvia:
Chiudi gli occhi e immagina di stare su un set: macchina fotografica
in mano, una modella che ti piace, con cui senti il giusto feeling.
Che cosa senti e che cosa provi?
Sarci:
Quando si riesce a stabilire il giusto contatto con la modella
un mix di variabili si intrecciano tra di loro. Mi sento come
un bambino davanti ad un gioco nuovo con la consapevolezza che
quello che sto per fare mi piacerà molto. Poi arrivano
quei due minuti magici durante i quali senti l'emozione crescere
dentro, la tensione salire, l'adrenalina scorrere nelle vene,
il cuore in gola e il petto scoppiare. Questi istanti sono il
preludio degli scatti migliori e in un attimo la mente e la macchina
fotografica fanno "click" immortalando non solo un'immagine
o una modella ma un'emozione.
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Silvia:
Come si intrecciano emozione, modella e fotografia? E l'erotismo
che ruolo ricopre in questo intreccio e come l'erotismo entra
all'interno della tua fotografia?
Sarci:
Non mi considero un fotografo di erotismo, nel senso che non è
il centro del mio lavoro. La base del mio lavoro è la ricerca
della BELLA FOTO. Ovviamente lavorando con delle modelle, spesso
nude, l'erotismo esce fuori ma non è il fine ultimo. La
mia filosofia è trasmettere emozioni e l'erotismo può
essere un tramite per raggiungere questo scopo e scatenare l'immaginazione
e il vissuto di chi osserva una fotografia. Amo le sensazioni
e questo lavoro mi dà modo di sentirne, per questo adoro
il mio lavoro almeno quando faccio ciò che mi piace. Una
delle cose che mi piace è quando una modella mi piace.
Da diversi anni ho una donna che è praticamente mia moglie
e che amo alla follia. Lei partecipa molto al mio lavoro, anche
quando sul set fotografico nasce spontaneamente il giusto feeling
con una modella che mi piace particolarmente, fisicamente e non
solo. Una delle cose che mi dà maggiore soddisfazione è
quando mia moglie guardando una mia foto dice "sì...
è lei". Ciò significa che io e mia moglie condividiamo
sensazioni ed emozioni e sono riuscito a cogliere attraverso un'immagine
l'essenza erotica della modella, questo anche agli occhi di una
donna, cosa non facile!
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Silvia:
E che cos'è l'erotismo per Giuseppe Sarcinella uomo?
Sarci:
Prendi due corpi
ora analizzali in ogni loro parte
ora uniscili come meglio credi. Beh, ci sono tante strade e tanti
modi per arrivare a quella unione.
Io ho il mio: prima di tutto unire le menti
Ecco fatto,
da lì in avanti comincia l'erotismo!
Silvia:
Una definizione dei tuoi lavori, di te come fotografo e come uomo.
Sarci:
I miei lavori sono lo specchio delle mie passioni. Come fotografo
mi definirei libero ma non ancora come vorrei. Tendenzialmente
cerco di fare solo i lavori che mi piacciono ma chiaramente non
sempre si può. La vera libertà è data solo
ai grandi fotografi. Come uomo sono fantasioso, razionale e soprattutto
me stesso.
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Silvia:Il
tuo prossimo progetto?
Sarci:
È molto tempo che è allo studio un libro sulle mie
fotografie più belle ma al sol pensiero sorrido. Ho atteso
finora forse per gelosia o forse per timore che chi guarderà
le mie foto vedrà solo dei seni o una bella "gnocca"
e non l'essenza di quello che faccio. Fino a questo momento non
ho mai presentato il mio lavoro ne ad una mostra ne su carta poiché
non mi sento del tutto pronto, credo mi manchi ancora qualcosa
ma ci sto arrivando.
Silvia:
C'è una donna che desidereresti intensamente fotografare
e perché? Questa è l'ultima domanda e anche un augurio
affinché questo tuo desiderio si possa realizzare.
Sarci:
Il mio sogno nel cassetto è di poter fotografare Monica
Bellucci perché sento che a pelle ci potrebbe essere il
giusto feeling fotografo/donna. Mi piace la sua carica erotica
dirompente, proposta con estrema finezza, unita ad una dolcezza
fuori dal comune
ecco sì è la dolcezza che
trasmette al di là della sua bellezza.
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In
attesa di realizzare il suo desiderio, fotografare Monica Bellucci,
Sarci lavora spesso e soprattutto con modelle poco conosciute.
A volte capita la ragazza con la marcia in più e in quei
casi si prodiga per cercare di regalare delle soddisfazioni a
lei per il suo futuro e a se stesso nel mettersi in gioco per
nuove sfide.
Negli anni, grazie al suo lavoro e al suo entusiasmo, alcune ragazze
da lui fotografate hanno partecipato a Miss Svizzera, ottenendo
anche ottimi risultati.
In questo periodo Sarci sta collaborando con Maxim Italia e la
sua sfida riguarda una nuova ragazza, Lara Canteri (www.laracanteri.com),
che verrà presentata attraverso le sue foto sulle pagine
della nota rivista.
C'è
chi dice che Sarci ha un approccio molto naturale e semplice alla
fotografia ed è per questo che le sue foto sono efficaci
ed espressive ma non è solo questo.
Ciò che ho raccolto durante questa intervista è
la passione con cui svolge il suo lavoro, anima e corpo, ma soprattutto
l'emozione che avverte ad ogni click.
"Cos'è l'emozione? Direi anche solo un piccolo brivido,
un pensiero, un ricordo
Lavoro per vivere in prima persona
delle emozioni e quando poi queste arrivano al pubblico, seppure
diverse da quelle che ho provato io, ne gioisco perché
sono riuscito a trasmettere qualcosa
sperando sempre in
qualcosa di positivo. "
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Silvia
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