Prigionieri di un bit

 

Ora sono qui... seduto sul tappeto a fiori cosparso di schede colorate, il mouse scagliato in un angolo della stanza, senza vita... come il buio che divora il monitor in un susseguirsi ininterrotto di lettere che sembrano lamenti.

Impossibile accedere al mio mondo, impossibile vestire i miei nuovi panni virtuali, non c'è modo di leggere la posta.. non c'è verso di uscire da queste mura. Mi fermo un istante prima di alzare lo sguardo al cielo, no, non ho mai pregato nella mia vita e non posso certo chiedere ora l'aiuto degli dei per ridare l'anima alla mia scatola di latta. Sono virtualmente morto, ucciso da un virus letale che ha cancellato in un secondo la mia esistenza... e la sua.

Mi chiedo che sarà di noi, legati da un bit nell'immenso della rete, ed ora perduti nel caos della memoria... dio fa' che qualche nodo fermi la sua fuga, fa' che non sia già troppo lontana! Non ho parole, ed il fiato sembra galleggiare in gola... come ho potuto essere così stupido da aprire quel maledetto file che portava il suo nome? E d ora mi viene persino il dubbio che abbia proprio voluto liberarsi di me.

Una volta bastava una goccia di veleno durante l'ultimo brindisi prima di partire, un sorso e poi la nebbia nella testa ed un pugnale dritto al cuore. Oggi ho perso tutto con un solo click su un misero exe traditore, aveva l'aria dolce di un bacio perugina e la frase sulla e-mail che mi ha ingannato con la rima.
Non posso credere che l'abbia fatto apposta, e non voglio perderla per un dubbio, oppure mi sto aggrappando ad una flebile speranza fingendo di non comprendere il significato di quelle ultime sue parole: "dopo di me il deserto".

Sì, è vero, sono dentro casa ma mi sento disperso, mutilato di una parte del mio cuore.
"Ma siamo la doppia faccia di un unico dolore, troppo piccoli per dormire da soli e troppo grandi per vivere di parole... inutili, forti, fragili e indifesi... divisi da un alito caldo e da un sentimento senza pretese. Siamo barattoli posti uno sull'altro in una fila infinita, in bilico in una giornata di vento che può metter fine alla nostra vita... siamo due gocce d'acqua che scivolano sopra un vetro e sappiamo che oltre il bordo non potremo tornare indietro."

Prigionieri di un destino tecnologico, schiavi di un'abitudine... mi chiedo come siamo vissuti sino a ieri, quando non c'era modo di sentirsi a distanza, ed ogni viaggio era un tunnel buio da cui si tornava con una gran festa... non posso credere che lei sia fuggita... non posso credere di averla persa.

Ora sono qui... come l'araba fenice, pronto a rinascere dalle mie ceneri dopo un rogo di cinquecento anni, pronto a imboccare una nuova strada e a dimenticare amori e inganni... pronto a formattare la mente e risplendere di luce nuova, pronto a mostrare la mia anima bianca come la neve. Non c'è nulla di più bello che rinascere come a primavera, e piano... piano riappaiono le speranze, il monitor si accende di nuovi colori, arriva flebile il brusio di chi sospira per nuovi incontri e nuovi amori e poi, un messaggio... proprio quello che aspettavo, proprio quello che temevo... accosto le labbra al calice di cristallo, avverto l'odore della cicuta... e bevo.

Abel Wakaam

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