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L'incastro
perfetto
La
rete come vetrina, la rete come business, la rete come tecnologia
ed ora la rete come scelta di vita.
Caduta
la virtualità delle sue maglie, il WEB si è evoluto
e da "potenza non in atto", simbolo di rappresentazione
della realtà, è ricaduto su sé stesso, strappando
il sipario. Ora non è più un teatro, sono spariti
gli abiti di scena e tutti noi abbiamo perso l'immortalità
in cui potevamo sperimentare l'ultima trasposizione del nostro
essere, senza il rischio di soffrire.
Lavoro,
informazione, cultura, curiosità e tempo libero a portata
di click, tutto in un solo gesto, in un solo menù tecnologico...
ma l'amore?
E'
innegabile quanto la rete abbia avvicinato tra loro le anime dei
propri navigatori, ha semplificato gli incontri, ha tolto il timore...
aggiungendo quel pizzico di mistero che rende belli i brutti e
interessanti persino gli introversi.
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Ma
questa è storia nota, mi sono più volte consumato
i polpastrelli delle dita sulla tastiera per spiegare quali rapporti
possono nascere tra due sconosciuti, eppure ho la certezza che
mi sia sfuggito qualcosa. L'ho compreso guardando l'archivio di
ICQ, analizzando freddamente la struttura dei gruppi che avevo
creato, accomunando tra loro personalità decisamente diverse,
che per nessuna ragione logica avrebbero dovuto stare insieme.
Ora l'interpretazione di tale struttura mi appare ovvia: stavo
cercando l'incastro perfetto.
Se la prima regola naturale di sopravvivenza ci porta a sfruttare
le risorse rare con parsimonia, l'abbondanza di scelta crea l'esatto
opposto, inducendo una complessa reazione in cui è l'attenta
valutazione di ogni individuo a fare la differenza. Dunque la
decisione finale dovrà attendere che qualcuno ci soddisfi
pienamente prima di concedergli il nostro assenso, ma a questo
punto entrano in gioco molti fattori.
La prima cernita dev'essere eseguita tra coloro che contraccambiano
il nostro interesse, e subito dopo occorre stabilire chi ha manifestato
chiaramente l'intenzione di approfondire il rapporto. Tra questi,
pregi e difetti diventano i pesi con cui cercare l'equilibrio
sul piatto instabile della bilancia, ma nulla esclude a priori
nient'altro, ed il tempo dev'essere gestito tenendo i piedi in
più scarpe in un tira e molla infinito.
Ma è davvero giusto cercare l'incastro perfetto? E' corretto
selezionare un uomo o una donna a cui voler bene in base ad una
valutazione oggettiva quasi fosse una merce d'acquistare? Detto
così appare un atto freddo e meccanico di pura convenienza,
ma non è in fondo la stessa cosa che accade da sempre?
Non è lo stesso spirito di sopravvivenza che ci porta a
selezionare la migliore madre o il miglior padre per i nostri
figli?
E' certamente simile ma sostanzialmente diverso. Qui si tratta
di individui adulti che cercano un specie di "anima gemella"
a cui affidare la propria voglia di ripartire per una nuova vita.
La domanda è "voglio tutto ciò che non ho ancora
avuto" e la risposta non può che essere sulla stessa
linea. Tutti noi abbiamo già sprecato almeno una delle
nostre esistenze e quindi la voglia di rimettersi in gioco
riparte da una serie di esperienze identificate come "errori
di gioventù" da non ripetere, ma ne saremo capaci?
Nessuno può conoscere davvero l'altro finché non
l'ha stretto tra le braccia, ed arrivati a quel punto, sono già
state generate una miriade di aspettative a cui è difficile
sottrarsi. Chi può dire se saremo in grado di fermarci
prima di aver consumato quella manciata di carezze di cui abbiamo
bisogno, oppure ci lasceremo comunque trascinare dentro il vortice
della passione per cercare poi, a mente fredda, una via d'uscita?
E se l'incastro perfetto fosse soltanto una noia mortale, un gigantesco
bluff in cui non c'è contrasto ma neppure confronto? Può
la razionalità prendere il posto dell'istinto, può
l'analisi di una tesi stabilire se chi l'ha scritta crede fermamente
negli stessi concetti espressi? Non ho una risposta per ogni domanda
e nemmeno credo che ce ne possa essere una sola per quesito!
Nel cancellare tutti i gruppi di ICQ, mi sono accorto di aver
sprecato un sacco di tempo prezioso perché in fondo le
mie scelte nel tempo erano sempre cadute sulle voci stonate
che cantavano fuori dal coro.
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Abel Wakaam
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