Nell'ombra della rete

 

"Maledetta sia l'aurora, lacrima di rugiada, maledetta sia la luce che confonde ogni pensiero, io che nell'ombra vivo, libero ovunque vada, avvolto nella certezza del mio logoro mantello nero."

E' nell'ombra che io immagino le dita tremanti sulla tastiera infuocata. Nell'ombra... tra le braccia degli spiriti della notte che nascondono il volto degli amanti e li preservano dagli occhi avidi dei cantastorie del villaggio.

Che mai sarà di noi, peccatori di parola, che aguzzano l'ingegno e trasformano un umano concetto nell'esca ingorda che altre labbra afferreranno al volo, prima ancora che la luce pallida della luna possa specchiarsi nella smorfia sensuale che muta lo sguardo in un sorriso.

E' così che nascono le storie della rete, amori perduti prima ancora di sbocciare... dolori immensi ed attese infinite, chilometri di passione che consumano l'anima ma non l'acquietano... e una voglia dentro che fa star male. E' così che ci prende la malinconia quando l'ultimo spiraglio di luce azzurrina scompare sotto il cristallo opaco del monitor e nega ai nostri occhi la vista dell'agognato mondo senza confini.

Eppure eravamo giunti in questa dimensione nuova con la valigia colma del "senno di poi", consapevoli che non ci fosse terra migliore per mescere paradiso e inferno nella giusta proporzione. Eravamo così sicuri di non ricadere negli stessi errori, da scordarci persino quanto male facesse soffrire.

Ma quanti sono gli individui pensanti che passano le serate o le notti ad impersonare se stessi in una sorta di rappresentazione ludica della propria esistenza? Quanti tra loro sono così stanchi del reale da volerlo replicare nel virtuale, ben sapendo che all'alba dovranno comunque scendere a patti con la quotidianità della vita di ogni giorno?

Troppi forse, e se escludiamo dalla cernita i popoli che usano la rete solo per pescare cibo e vane speranze, dobbiamo constatare che questa "terra promessa" è così zeppa di anime, da costituire un'immensa nazione dove ognuno di noi si sente libero da ogni vincolo e padrone della propria essenza.

Mi chiedo che sarà di noi, quando l'ultima barriera dell'infinito sarà irrimediabilmente definita, ed il "fuori" si confonderà col "dentro", trascinandoci ancora una volta al confine del sogno per ritrovare il nesso senza essere connessi.

Eppure abbiamo riacquisito dopo tre millenni il sesto dei nostri sensi e siamo stati costretti ad usare il terzo occhio, nascosto dietro la nuca, per superare ogni distanza, ogni differenza fisica, sociale culturale... persino politica, perché è risaputo che l'amore, surrogato dal sesso, spinge gli individui all'involuzione fino al punto più basso della loro coscienza.

Raccontata così sembra la squallida rappresentazione del teatro dell'inconscio, dove esseri cibernetici hanno contabilizzato le emozioni, trasformandole in una interminabile stringa binaria, costituita da due sole opzioni. No, non siamo tanti "uno" o "zero" archiviati dentro una memoria statica di inaudita capienza, siamo donne e uomini fuggiti dallo zoo della ragione per lasciarci rincorrere negli spazi immensi di un'ancestrale savana, dove preda e predatore si scambiano a turno le parti.

Lo so che tu, amica mia, non sei sdraiata sul letto in lingerie di seta, ma mi piace crederlo al punto da accettare per buona la tua minuziosa descrizione. E nemmeno mi chiedo come puoi scrivere tanto velocemente senza un piano stabile di appoggio... ti rigiri tra le lenzuola nere e la mente s'inebria di desideri audaci. Vorrei chiederti di accendere la WebCam ma non posso, LUI si aggira nei dintorni come un cacciatore di frodo, saltellando tra la partita di football e le ballerine scosciate del sabato sera. Eppure tutto questo m'inebria e riaccende la passione sopita.

Che sarà di noi, costretti a muovere i polpastrelli più veloci dell'iride, castrati nella vista per spremere la testa? Forse anche questo è un bene perché finalmente possiamo mostrare al prossimo ciò che di veramente bello o brutto abbiamo dentro. Non dirmi che mi ami, potrei crederci e decidere di vivere attaccato a questa macchina infernale che mi succhia l'anima ed in cambio nutre i miei sogni, e non confessarmi che hai voglia di me perché non c'è distanza abbastanza grande da separare due amanti.

No... non siamo folli, siamo qui perché abbiamo scoperto che l'immaginazione può cambiare il senso della nostra vita, può mutare le sorti della nostra scommessa col destino ed inculcarci la consapevolezza che nulla può sfuggirci se davvero lo stiamo cercando.

Siamo qui perché non c'è posto migliore per annusarci senza vederci, per piangere, per ridere, per lasciarci... e per innamorarci ancora. Siamo qui perché non c'è catena al mondo che non possa essere strappata, non c'è muro che non possa essere abbattuto e non c'è sogno che non possa essere esaudito.

Abel Wakaam

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