Eros tiranno

Come era vissuto l'Eros in epoca antica? Qual è l'essenza dell'Eros che si ricava dalla concettualizzazione filosofica, dalla rappresentazione alta della tragedia e della commedia, dalla poesia erotica e infine dalla precettistica religiosa del primo Cristianesimo? A queste domande dà una risposta il libro Eros Tiranno di Giulia Sissa, ricercatrice, docente e scrittrice di saggi che toccano il pensiero politico, la filosofia e la mitologia, la storia della sessualità, della differenza tra i sessi e della parentela nel mondo antico.

Sessualità e sensualità: anche dai miti greci si ricava l'idea che essi avevano della sessualità femminile.

Scrive Iakov Levi: "le figure femminili falliche erano tutte vergini e, come nel caso di Medusa e di Persefone, perdere la verginità comprometteva il loro status di dee immortali. Con lo sviluppo della società greca da società tribale a società apollinea, queste lasciano posto a un nuovo tipo di dee falliche, anch'esse vergini ma, a differenza delle prime, non più mostri spaventosi, bensì vergini attraenti. La società greca, che compie una metamorfosi strutturale uscendo dalla fedeltà tribale, supera anche quei tabù che inibiscono lo sfogo pulsionale e impediscono l'esposizione e il culto del nudo. Lo sfogo pulsionale, non solo riceve legittimazione sociale, ma il processo attraverso il quale si esprime viene elevato a sacralità, risolvendosi non solo nell'equazione nudo è bello, ma anche nudo è bello ed è sacro".

Ma è nella tragedia e nei poemi epici che incontriamo le donne più famose. Se esiste una donna femminile, questa è Medea: la donna che mostra cosa sa fare una donna, che cosa sa essere una donna.

Colei che sfidando le leggi del padre fugge con Giasone per amore, e la sua fuga è l'atto autonomo di una donna presa da eros, non di una donna consegnata dal padre al nuovo uomo che la custodirà, il marito. Ma quando da lui si ritrova tradita per una fanciulla più bella e più giovane, inutilmente blandita dalle parole del marito che vuole ripudiarla per "doveri politici", uccide i figli per vendicarsi.

Si vendica uccidendo la progenie che ha generato, la carne della sua carne, eliminando la discendenza del marito. L'uccisione della rivale non è nulla in confronto a quella dei figli. La donna pronta a tutto, che gioca sul bisogno maschile di possedere per essere qualcosa. Un lusso che la donna può permettersi di avere è quello di passare dal tutto al niente e di permettersi gesti di rottura e di distacco. Medea è l'emblema delle donne che non sono soggette a un rapporto possessivo col mondo. E' lei, con cinismo, che dice che "bisogna comprare un uomo" con la dote per sposarlo e farne il padrone del proprio corpo. Medea non è la donna che sa lasciare, ma quella che sa prendere, scegliere e rivendicare il suo desiderio attivo. Si dirà che questo personaggio è costruito sul registro dell'eccesso. E per trovare una figura femminile dimessa e apparentemente non interessata al desiderio dove bisogna cercare?

Nei poemi omerici, Penelope è l'emblema della Moglie. Legittima, fedele, in perenne attesa che il marito Odisseo ritorni. E' la donna lacerata dall'indecisione di accettare la corte dei pretendenti che affollano la sua casa, e di aspettare il ritorno dell'uomo che ama. Gioca con la tela. E quando viene scoperta, decide di organizzare una gara con l'arco per scegliere il migliore e colui che è all'altezza del marito: è troppo intelligente per lasciarsi abbindolare o confondere dai doni che le vengono offerti per diventare sposa di qualsiasi giovane aristocratico di Itaca. Non sapendo che Ulisse è già lì, vestito da mendicante, e avrà la sua vendetta usando l'arco che solo lui può maneggiare: ucciderà tutti gli avversari.

La differenza abissale tra i due personaggi la si nota anche nelle abitudini sessuali: mentre Ulisse nei suoi lunghi anni di peregrinazione si unisce carnalmente con tantissime donne, che siano esse dee, semidee, maghe, e ha continui richiami erotici da sirene e figlie di re, Penelope, nonostante fosse desiderata da tutti gli aristocratici di Itaca, rimane fedele al marito. Non agisce contro Ulisse, tradendolo, ma al contempo si domanda qual'è la cosa giusta da fare: la società coniugale esige molto di più da una donna che da un uomo, poichè l'obbligo della fedeltà pesa in misura disuguale sull'una e sull'altro.

Penelope è l'opposto di Clitennestra, la moglie di un altro eroe di Troia, Agamennone: negli anni in cui lui è lontano da casa, lei cova il rancore dell'uccisione della figlia Ifigenìa, si trova un amante (Egisto), e al ritorno del marito si offende ancora di più perchè ha osato portare a casa una concubina, Cassandra, la profetessa di Apollo destinata a non essere creduta. Ed è proprio lei che sente la disgrazia arrivare.

Agamennone verrà ucciso nella vasca da bagno dalla coppia malvagia Clitennestra ed Egisto, pagando per l'umiliazione inflitta alla moglie. Clitennestra è una donna tutta d'un pezzo, non ha indecisioni come Penelope, ha un piano e lo porta a termine con freddezza e lucidità. Due personaggi, quelli di Penelope e di Clitennestra, davvero grandi.

E nei concetti filosofici, c'è un itinerario della sessualità? Per i Greci l'anima concepisce, è gravida di conoscenze, si piega nel dolore, si tende nel desiderio. Platone stabilisce la differenza tra maschile e femminile. E il femminile è incompleto, mostruoso, è l'ombra del maschile. Così l'anima diventa metafora del corpo. Viene somatizzata, anche se si dubita che la donna ne abbia una. L'anima del filosofo che produce pensiero e concetti è come un corpo di donna che produce figli. La maternità è il modello segreto dell'attività intellettuale. Platone usa immagini di nascita e di partorienti per far capire la difficoltà di accesso alla verità. Dimentica in modo strategico la differenza tra anima e corpo, tra maschile e femminile. Ma, nonostante l'oblio, recupera il linguaggio del corpo, il linguaggio della sessualità femminile. Nei dialoghi platonici il corpo è presente: l'interlocutore suda, arrossisce, si arrabbia, è attaccato alle proprie opinioni, deve arrendersi con visibile e corporea fatica all'evidenza. La sua è una sorta di resistenza fisica e affettiva. La donna però non diventa, col funzionamento del suo corpo, modello dell'intelligenza maschile: il corpo è l'ostacolo, e secondo Platone lascia intravedere ciò che il femminile può significare. Se l'anima è come un corpo, è perché non è perfetta l'attività intellettuale. Viene riproposto il primato assoluto del maschile sul femminile. Primato da cui ancora oggi è faticoso liberarsi.

Nel mondo antico non si trova la parola "amore" intesa nella concezione che ne abbiamo oggi. Con questa parola si tenta, dall'Alto Medioevo in poi, di amalgamare i segmenti di vita e sapere, di corpo e anima, di impulso e parola, che l'antichità ci restituisce invece ancora disgiunti. La tradizione dei Padri della Chiesa tenta di spiegare e di insegnare, riuscendoci benissimo, che deve essere la frase "ti amo" insieme al matrimonio a siglare il rapporto sessuale, e che prima di esso un valore fondamentale è la verginità. La vita diventa bianco o nero: verginità assoluta e astinenza dal desiderio prima del matrimonio, o per tutta la vita se si sceglie la spiritualità, rapporti sessuali atti alla procreazione dopo il matrimonio, e mai più al di fuori di esso. Scende sul sesso l'ombra del peccato: che sia una questione di ragioni squisitamente pratiche (con la fedeltà matrimoniale della donna dovuta al marito, la discendenza è così al riparo da figli illegittimi) o un problema di ordine morale, il risultato è sempre lo stesso, ovvero la tendenza a reprimere pulsioni e fantasie, la volontà di ordinare, ingabbiare, precludere. Amore e sesso non possono più essere divisi, ma devono necessariamente camminare insieme sullo stesso binario, senza mai cambiare direzione e continuando paralleli.

La concezione della sessualità e della sensualità nel mondo antico e il suo cambiamento avvenuto in epoca cristiana possono fare riflettere sul cammino che uomo e donna hanno percorso o hanno subìto nel tempo, fino ai giorni nostri: l'evoluzione deve portare anche a una conoscenza del passato e a una riconsiderazione dei concetti e dei valori che necessariamente sono mutati nel corso dei secoli.

Biografia per approfondire:
Eros Tiranno di Giulia Sissa (2003)
Quando le donne avevano l'anima di Giulia Sissa (2000)
Verginità e castrazione nel mito greco di Iakov Levi (2002)

Eliselle

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