Melanie Alyssa Moore

una Star senza segreti

Dal 28 febbraio diventa la risposta al Grande Fratello su Playmen TV e Odeon TV

l'intervista di Monica Maggi.

Premetto che sto cambiando nome: mi chiamerò dal primo marzo Melanie Alyssia Moore.

C'è uno scopiazzamento in giro del mio nome, ci sono ragazze che per farsi pubblicità si spogliano negli streapclubs italiani, con il mio nome.

Mah… di Melanie ce n'è una sola: io, e sono questa che vedete, biondina, occhio azzurro, stile pupa. E non ha mai fatto l'attrice: non voglio fare l'attrice. Io sono un personaggio, un'artista, come Andy Warhol.

L'attrice si lascia svuotare per riempirsi di un altro personaggio.

Per me Warhol è un esempio. Lui sapeva che la vita stessa è una recita. Ma recitava se stesso. Una volta disse: "una volta credevo che la vita fosse un film, ma mi sbagliavo. Ora so con certezza che la vita è un film." Anch'io la vedo in questa maniera, mi trovo a guardarmi vivere. A volte mi meraviglio che tutto sia così relativo, come se mi contemplassi.

Qquesto che mi porta a scrivere. Questo mio modo di fare non significa astrazione. È invece come vivere nel più profondo le cose. Anche giornalista non lo sarò mai. Forse giornalista del cuore, nel senso che i miei romanzi sono una cronaca di comportamenti e sentimenti umani. Ma per essere giornalista devi vivere molto aperto all'esterno. Io invece sono un riccio. Vivo di mondi miei. Fuggo dalla realtà verso i miei mondi onirici. Guardate i miei quadri. La vita è un'opera d'arte da plasmare. In questo mi sento creatrice.

Del mio lavoro mi piace la possibilità di esplodere. Nel senso che mi prende un'energia straordinaria che se non esce implode e mi fa star male. Allora basta che mi metto a scrivere notte e giorno, dipingere o lavorare intensamente e questa pulsione si calma. È una specie di estasi. Del mio lavoro mi piace l'atto del lavorare stesso.

Penso che gli uomini italiani abbiano un grande pregio: sono molto caldi. Anche buoni, crescono attorniati dalla famiglia, la zia, la nonna, non sono cinici come al nord. Quando pensano di essere cinici sono ancora morbidi. Ma non sono mai stata con un italiano, davvero. Probabilmente perché sono poco in Italia. I miei fidanzati sono stati tedeschi, svizzeri, americani, arabi. Forse perché io sono una ragazza stile pupa del gangster. Si parla chiaro, fin dall'inizio.

Non ci sono trabocchetti romantici. L'amore semmai viene dopo. Alla fine insomma mi piace essere corteggiata con regali, non con le parole. Se sento un poeta in giro scappo. Sono già poetica io e ho bisogno di uomini superconcreti, dello stile adesso ci penso io. Poi, ovvio, tutti vogliamo una storia romantica. Uomini devoti e cavalier serventi. Ma per me a dimostrare queste qualità sono più i fatti delle parole.

Non farei tutte le cose che non mi assomigliano. E non rinuncerei mai al fatto di decidere tutto da me del mio tempo, orari, spostamenti ecc. Non rinuncerei mai alla possibilità di dire in faccia alle persone ciò che penso, a costo di pagarla con l'essere tagliata fuori. Odio la diplomazia, sono un'istintiva. Ma in genere sono abituata a ragionare nel senso di cosa farei. È piu facile. Farei tutto quel che sto facendo per realizzare la mia serenità interiore, per essere coerente con me. Quindi non farei mai tutto ciò che mi agita troppo, mi fa sentire fuori posto. Ad esempio, persone e lavori sbagliati. Uno lo sa quando è fuori posto. Ecco, questo ho imparato ad evitarlo.

Adoro Il Giardino dell'Eden, di Hemingway. Ma poi l'ho trovato un po' triste. Hemingway era un triste al di là della sua attitudine da macho. Ora mi piace leggere Kate Bushell, nel suo secondo libro Trading up, non so se è stato ancora tradotto, ma lo trovo vero.

Mi piace questo tipo di letteratura diretta di cui Hemingway è stato iniziatore. Scrive come se fosse un film. Come faccio anch'io. Questo genere alla Bushell (quella di Sex and the City , per intenderci) descrive mondo attuali. Almeno simili a quelli che vivo io.

Non finirei più di elencare i miei progetti: io progetto continuamente. E realizzo. Mi piace sognare cose e pormi delle scadenze: entro tre mesi faccio questo, entro sei l'altro. Presto mi vedrete sfornare un nuovo libro, quadri e altro ancora. E sentimentalmente uscirà l'uomo della mia vita, la casa, la famiglia. Il successo è raggiungere ciò che vuoi come lo vuoi. Se la notorietà segue e il successo è pubblico, bene. Ma non è necessario. Uno ha successo quando realizza se stesso senza abbrutirsi. Rimanere belli, dentro e fuori, arrivare ai settant'anni che ti senti bene, ma proprio bene con la tua vita, questo è successo. Il successo è non basare mai il proprio termometro interiore sull'opinione altrui.

Monica Maggi

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