Annamaria P. Lakme

Intervista di Silvia

Annamaria Lakme, giovane donna a cui la vita ha donato arte e poesia, esordisce all'età di 26 anni con "Tradire l'eroina con l'amore".

Attraverso questo libro la scrittrice ripercorre dolorosamente una parte della sua vita, caratterizzata da sofferenza e orrore, che profondamente segnerà la sua esistenza. La lettura è un viaggio tra la vita e la morte dove i reciproci confini si disegnano attraverso le esperienze vissute sulla pelle della protagonista. Sentirsi abbandonata e trovare l'eroina che l'accoglie, il disprezzo per gli uomini e l'amore per le donne, la ricerca compulsiva dell'orgasmo sintetico e lo star male per una dose, il desiderio di morire e la voglia di vivere: una vita di contraddizioni ma anche di speranze, di crisi ma anche di risorse interiori scoperte, di odio ma anche di voglia di amare ed essere amata.
Fin dalle prime pagine il lettore comprenderà come "un gesto di pochi minuti" può cambiare l'esistenza di una persona dandole l'illusione di aver trovato l'amore attraverso un mediatore chimico, la droga, il suo "demone personale... il canto della Madonna Nera, la dolce Signora che veglia su coloro che possono udirla perché vive tra loro".

Dai locali notturni di Milano ai quartieri malfamati di Downtown a Los Angeles, inizia una discesa lenta ma distruttiva verso l'inferno della tossicodipendenza e della disperazione. Sarà l'amore a guidare la protagonista verso la via d'uscita da quel mondo di violenza e dolore.
Amore e sensi si fondono attraverso le parole in un sottile erotismo, non spicciolo e non meramente descrittivo, ma passionale, a tratti acerbo ma sempre sentito. L'incontro con una donna, Lexus, e l'affetto per lei rappresenteranno per la protagonista lo stimolo verso una rinascita. Proverà e ritroverà l'amore, "non solo quello per le persone, per i sogni o per sé, ma verso la vita poiché ogni giorno è un giorno di meno di vita ma anche uno in più di amore verso se stessa".

Quando leggerete la parola fine non chiudete il libro ma voltate pagina poiché Annamaria vi regalerà ancora qualcosa di sé e di una sua amica che attraverso la poesia è stata sua compagna di viaggio in una vita agli inizi piena di prospettive.

"Ora sono un'unica persona che sa bilanciare emotività e razionalità senza bisogno di aiuti chimici per stare meglio, ora gioisco e soffro, prima esultavo e disperavo. Tutte le bambine, ragazze e donne che vedeva in me, fanno parte della mia identità. Da quando si sono fuse, riesco a vivere e ho solo bisogno di amare me, questa persona complessa seduta di fronte a lei; mi accontento di non essere importante per il mondo, ma solo per me e per chi mi vuole bene."

Con queste parole la protagonista di "Tradire l'eroina con l'amore", nonché scrittrice del medesimo, si presenta ai suoi lettori e cattura la mia attenzione. E' sorta così spontanea la curiosità non solo di continuare la lettura ma di conoscere più a fondo Annamaria P. Lakme attraverso uno scambio di domande e risposte che con voi desidero ora condividere.

Silvia: La storia che racconti riguarda la tua vita? La protagonista che scrive in prima persona sei tu? Dimmi il primo pensiero che ti viene in mente ripensando al libro che hai scritto e alla storia.

Annamaria: Cosa posso raccontarti di me? Io ho 26 anni e al momento vivo a Milano. Il resto lo hai letto nelle mie pagine, sì, perché quella è proprio la storia della mia vita, o almeno di quella che ho vissuto fino ad ora. La prima frase che mi viene in mente ripensando a questa mia vita? Che non rinnego niente. Neanche la sofferenza e l'orrore. Niente. Ho scritto questo libro per me e per tutti. E voglio scriverne altri. Desidero, con il mio libro ed i prossimi, dare importanza a tematiche più comuni di quel che si crede, ma che sembrano non toccarci mai finchè non esplode un fenomeno mediatico, il caso umano. E poi si scorda.
Le mie parole sono stampate, non si possono più cancellare.
Le mie esperienze sono vere e non le posso neppure dimenticare.

Silvia: Cos'è per te l'erotismo? E come erotismo e trasgressione si incontrano nel tuo libro e nella tua vita?

Annamaria: Erotismo... al suono di questa parola ho subito un'immagine legata alla radice della parola
stessa: Eros, che in greco non significa semplicemente erotismo, sensualità, ma anche Amore. Ci viene spesso da dividere sensualità e amore. La mia visione di erotismo le racchiude entrambe, perchè qualcosa che mi provoca stuzzicando sensi ed istinti sessuali con delicatezza, si mischia all'amore che provo per un dipinto erotico, una voce erotica, una poesia, un corpo. Potrei stare delle ore a guardare la linea che dalla vita scende sull'anca, nelle donne. Lo trovo così erotico, eccitante, pudico nell'aspetto, ma selvaggio nel mio cervello.

Nel mio libro, l'erotismo appare ogni volta che la protagonista prende tra le braccia i personaggi femminili o maschili che le ruotano intorno, nelle descrizioni di immagini sensuali. Non trovo nessuna trasgressione
nell'essere gay, bisex solo perchè la maggioranza è etero o almeno così pare.
Condivido, invece, una frase della protagonista: "il sapere è l'unica trasgressione rimasta".
La mia trasgressione più grande fu proprio quella di conoscere una vita autonoma, andare oltre le mie paure per scoprire cose nuove, positive. E come mi batte il cuore quando affronto una paura!
Trasgredisco al mio io timido e solitario altrimenti non sarei in grado di fare le pazzie che mi fanno sentire viva! Come girare il mondo e provare tanti lavori così diversi tra loro.

L'ignoranza impera? Io trasgredisco, mi faccio una cultura. Ci sono troppe persone violente? Trasgredisco! Vivrò ogni giorno della mia vita nella pace. Queste sono le trasgressioni che davvero considero tali.
In questo momento ho capelli color turchese, tatuaggi, abiti ricercati. Bacio chi amo e non m'importa che sia uomo o donna. Queste non sono trasgressioni! Nel modo in cui io vedo la realtà, questa è normalità. Ognuno ha la sua e non la si può imporre agli altri per una questione di maggioranza. Sono una persona normale.

Silvia: Parlarmi di questa tua "normalità". In che termini essa è stata accolta dal mondo esterno, da chi ti circonda? Spesso il mondo è crudele con chi è "diverso" o con chi "trasgredisce" seppure anche solo baciando indifferentemente un uomo o una donna. Forse il mondo è troppo schematizzato nella distinzione tra i sessi da non rendersi conto che è la persona che fa la differenza e non l'uomo o la donna?

Annamaria: Il mondo è schematizzato secondo le paure di ognuno. Viviamo in funzione della paura. La paura di restare soli, che qualcuno ci faccia del male, di essere poveri, non accettati dal proprio dio o dalla propria famiglia che è come un dio per un bambino.
Ciò che è "diverso" fa paura.
Quando avevo 15 anni ed ero dark, la gente sul tram si scansava e mi fissava cercando di non farsi vedere, non ho ancora capito di cosa
avessero paura. Degli abiti neri? Del volto bianco incorniciato da lunghi capelli corvini?

Quando avevo 18 anni, caddi a terra in metropolitana per i postumi di una droga (ma chi lo sapeva?) e nessuno mi aiutò per svariate fermate, fino a quando un ragazzo mi tirò su e mi accompagnò dove lavoravo. A 26 anni le persone non si fidano di me perchè ho i capelli verdi, pensano che la comunità gay sia composta da maniaci. Sembra che l'amore viva solo nelle favole, ma mi spiace smentire i cinici; solo gli stupidi non soffrono per amore.
Gli uomini subiscono una forte pressione: devono essere "macho", non possono portare gonne (ad eccezione dell'alta moda dove sono
giustificati dall'affluenza di denaro), non si prendono per mano anche se sono amici, figuriamoci innamorarsi!
Per noi donne è diverso, possiamo baciarci sulla bocca e siamo "carine", ma io no, io m.innamoro delle donne ed anche degli uomini.
Mi innamoro delle persone.
Capita raramente, ma in quel momento, passa in secondo piano l'aspetto uomo/donna, non mi interessa.
Qualcuno si chiede quale tra i due io preferisca sessualmente e la risposta è: tutti e due in egual misura. Ed è la verità!

Silvia: Nel tuo libro ad un certo punto parli di quando hai subito una violenza e hai perso così la verginità. Ti va di parlarmene?

Annamaria: Persi la verginità con Elan, che mi violentò quando avevo ventun'anni.
Da quel giorno ogni volta che un uomo riusciva a umiliarmi fisicamente, diventava la preda della mia vendetta.
Il ventre di Los Angeles era marcio, i treni della metropolitana erano i suoi vermi e gli abitanti, parassiti. Come lo ero anch'io.
Il trauma provocatomi da Elan non fece altro che esasperare la mia omosessualità.
Aumentò il mio odio verso gli uomini, e la mia scelta fu definitiva: mi piacevano le donne.
Dolci creature dalle forme delicate che io vedevo come delle dee, le idealizzavo.
Per me il cuore era uno straniero, ma pulsava di desiderio.
Ne avevo bisogno: se non ci fossero state le donne, la mia vita non avrebbe più avuto alcuna parte umana, sarei diventata una fredda
macchina che obbediva solo al richiamo della fame di eroina.
Incapace di sentimenti, sarei rimasta un cinico soldato addestrato solo a procurarsi cibo per la mia mente malata. Nulla di più. Ma loro brillavano luminose in me.
A Los Angeles, usai il mio odio verso gli uomini per procurarmi denaro. Solo dopo tanti anni la ferita si è rimarginata e sono riuscita ad
innamorarmi di nuovo di un uomo.

Silvia: Tradire l'eroina con l'amore... Amore per una donna o la donna è stata un mezzo per ritrovare l'amore verso te stessa, la vita e le persone in generale?

Annamaria: Ci sono due anime dentro di me: la parte cattiva si chiama Emi e quella buona Lakme.
Per Emi, l'erotismo è potere.
E' una sensazione di potere il fatto di piacere agli altri.
Emi ha tradito se stessa per l'eroina.
Emi aveva appena 17 anni quando decise di morire.
Emi odiava il suo corpo e, per questo, aveva molti problemi a farsi toccare da un uomo. Aveva paura di essere giudicata brutta. Con i loro sguardi sembravano sempre mangiarla, mentre lei non era mai sazia.
Per fortuna però in me esisteva anche Lakme.
Lakme desiderava non morire.
Fu nello stesso periodo che mi avvicinai alle donne; mi veniva più facile.
Iniziai a farmi le ragazze e, uccidevo l'imbarazzo di fare sesso, con quel veleno dal sapore orribile, chiamato alcool.
Erano tutte belle, quelle che sceglievo o, perlomeno, lo erano sotto l'effetto dell'alcool. Amavo le donne e non dovevo essere, poi così
brutta, se a volte riuscivo a convertire qualche devota al fallo: le etero convinte, fidanzate da cento anni.
Il fatto è che la donna è curiosa e molto più portata per l'ignoto e l'intraprendenza sessuale degli uomini.
Fare sesso con le donne che sceglievo, e volevano, non era un semplice toccarsi e godere, era un sogno, una situazione estemporanea alla vita quotidiana, senza identità individuali, ma qualcosa come un quadro dove ogni elemento fa parte del dipinto nella sua unità; un Monet en plein air, dove il fiume miscela con la tecnica del pointillage il suo colore alle magnolie e, con la brezza, lo stesso colore si sposa alla passeggiata di una signora.
L'amore che ho ricevuto dalle donne, e dalla mia Lexus in particolare, mi ha contagiato, irrimediabilmente, insegnandomi ad amare: me stessa, gli altri e la vita.


Silvia: Parli dell'amore che hai ricevuto dalle donne ma che mi dici dell'amore che hai ricevuto dalla tua famiglia?
Per amore, proprio tuo padre ti ha salvato la vita per ben due volte. Hai odiato anche lui come gli altri uomini?
E dopo questa dolorosa esperienza come è cambiato ora il rapporto con loro?


Annamaria: Durante l'adolescenza, avevo un rapporto orribile con mio padre e con tutta la mia famiglia.
Da loro venivo solo criticata per i vestiti punk che indossavo, non mi ascoltava mai nessuno, si soffermavano sui teschi disegnati sulla
carta e non leggevano le parole che scrivevo.
Frequentavo i locali dark e quando andavo in locali di altro tipo mi sentivo un'emarginata.
In fondo ero contenta di non essere uguale a quelli che non mostravano alcun tipo di creatività, fantasia, arte. Era importante mantenersi diversi dagli altri, soprattutto perché loro non mi sopportavano comunque.
Facevo sempre troppo casino, ero troppo triste o allegra, timida o spavalda, a secondo dei miei sbalzi d'umore.
Anni dopo capii che i miei genitori, in realtà, non vollero vedere ciò che mi stava accadendo.
Mio fratello e mia madre mi insultavano e mi picchiavano spesso per motivi che ignoravo.
Un giorno, sotto l'effetto dell'eroina, tirai loro un gran pugno e da allora smisero di alzare le mani su di me.
Eppure quando ho avuto bisogno, mentre ero a Los Angeles, sono corsi da me.
Mio padre, dopo la mia telefonata, prese il primo aereo assieme a mia sorella e mi vennero a prendere dove la polizia mi aveva lasciato. Mi portarono in braccio nell'auto noleggiata. Non riuscivo a camminare dalla magrezza e dalla roba che avevo in corpo.
Tornata in Italia, a Milano, mi sembrò di vivere un sogno nella mia casa, la mia camera.
Decisi di non chiamare più nessuno di Los Angeles, neppure Lexus.
Lei mi aveva aperto il cuore, ma il mio amore era a casa mia.
I miei genitori mi portarono in comunità. Lì ho imparato a confrontarmi con le persone senza ricorrere alle droghe.

...Sai, mia cara Silvia, è sempre doloroso per me ricordare quei momenti... anche se sono felice di essere qui, ora, così come sono...

Silvia: Chi è oggi Annamaria Lakme e quali sono i suoi desideri per la sua vita futura? Un nuovo libro?

Annamaria: Oggi, Annamaria, è una persona che sa bilanciare emotività e razionalità senza bisogno di aiuti chimici per stare meglio.
Ora gioisce e soffre, prima esultava e disperava.
"Tradire l'eroina con l'amore" è il primo libro che ho scritto per gli altri, e non solo per me stessa.
Come lo ha definito Gian Paolo Serino, nella sua recensione su La Repubblica, forse altro non è che "il diario di (de)formazione di una ragazza ai limiti tra equilibrio e follia, dipendenza e istinto di sopravvivenza".
Ho ancora tante cose da dire e scriverò altri libri.
"Sono fatta di grandi passioni immaginarie, malattie reali e nessuna fede".
"Ti prego, sconosciuto, dammi qualcosa, fatti usare e userai me".
Non riesco a dormire. Ho un fragile sistema mentale che mi rende buona e cattiva allo stesso tempo.
Baratto un po' della mia attenzione perché tu, sconosciuto, possa abbracciarmi.

Silvia

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