Abel Wakaam

Sette domande dei lettori di NonSoloEros ad Abel Wakaam per scoprire chi è realmente questo istrione dall'aria misteriosa che ha saputo riaccendere le fantasie più recondite della mente umana.

Dal 15 marzo 2005, uno dei suoi primi romanzi "La Schiava" è in Edicola in un formato speciale che contempla il libro e due CD audio in cui il romanzo viene raccontato dai migliori doppiatori italiani. A corredo del testo una decina di fotografie in alta definizione che ripercorrono i momenti più entusiasmanti del racconto.

La Schiava

1) Domanda: Racconti storie di donne che sembrano vivere in un mondo immaginario, tutte belle, eleganti, ricche e perennemente interessate al sesso senza preclusioni, credi che esista davvero una società di questo tipo?

Abel Wakaam: E' la stessa società in cui viviamo... semplicemente è vista da una diversa prospettiva, quella strettamente legata a Internet. La rete viene spesso scambiata erroneamente per un mondo parallelo, una seconda esistenza in cui ognuno può vivere secondo le proprie aspirazioni, invece ci troviamo di fronte al più grande confessionale elettronico posto all'angolo della nostra coscienza e non possiamo fare a meno di raccontare i nostri peccati. La stranezza semmai è che non ci attendiamo un'assoluzione, bensì una piena condanna perché da essa riusciamo ad appagare la parte più intima dei nostri desideri. E' una società esibizionistica che vuole mostrare i propri misfatti restando nascosta dietro un nome di comodo e allo stesso tempo godere del giudizio degli altri. Per comprende quanto sia vera questa considerazione dovremmo chiederci cosa faremmo se non temessimo di essere scoperti e giudicati.

2) Domanda: Il tuo modo di porti sul sito lascia intravedere un certo egocentrismo, non credi che quest'aria barocca e maschilista alla lunga possa stancare?

Abel Wakaam: Ciò che appare in rete non è una caricatura di me stesso, io sono esattamente così e non mi nascondo. Lo scopo di questa ostentazione d'immagine è legata al timore di essere scambiato per chissà chi altri ed io preferisco che il lettore sappia dall'inizio con chi ha davvero a che fare. E' esattamente il contrario di ciò che accade in altri siti dove lo scrittore si cela dietro un paravento, alzando una barriera tra sé ed il pubblico per chissà quale arcaica paura di non reggere il confronto con le storie di cui scrive.

3) Domanda: Non ritieni arrogante l'insistenza con cui descrivi le voglie e le sensazioni femminili equiparandole a quelle degli uomini, proprio tu che ti ritrovi agli antipodi dei loro concetti?

Abel Wakaam: E questo chi può dirlo? Chi può certificare con sicurezza cosa pensano oggi le donne? Secondo me ragionano allo stesso modo di chi sta nell'altra metà del cielo, pretendono le medesime sensazioni e cercano di ricreare complicità e intrigo dove il desiderio si è assopito. Se questa parità è stata così pretesa durante la rivoluzione sessuale ai tempi del femminismo e dei figli dei fiori, perché dovremmo stupirci oggi se quella stessa generazione sia riuscita ad ottenerla, passando attraverso il fascino della femminilità invece che con l'ipocrisia del muro contro muro? L'unico elemento che ci distingue con certezza è la capacità della donna di amare con maggior enfasi, forse perché è un sentimento che le resta nel sangue nel momento sacro della maternità.

4) Domanda: Quanto c'è di vero e di inventato nei tuoi romanzi, insomma... quanto di realmente vissuto metti nelle tue storie?

Abel Wakaam: Per rispondere una volta per tutte a questa domanda, devo raccontarti una strana favola. 

"C'era una volta un grande cacciatore alla ricerca dell'ultimo esemplare di rinoceronte bianco. Il destino aveva sempre fatto in modo che non si incontrassero, ma il vecchio stregone del villaggio decise che fosse tempo che incrociassero i loro occhi. Appostò l'intera tribù ai margini della foresta ed una volta scorto lo stupendo esemplare, lo spinsero allo scoperto verso la savana. Il rinoceronte intuì che si trattava di una trappola ma, non avendo alternative, decise di affrontare la sorte accettando l'ultima sfida. Il cacciatore restò nascosto dietro la sua potente Jeep fino all'ultimo istante, poi percorse due passi di lato e si inginocchiò per meglio prendere la mira, mentre quell'enorme bestione infuriato prese a correre verso di lui col corno proteso. Era il momento che aspettava da una vita, sarebbe passato alla storia per aver posto fine ad una specie animale, sarebbe bastato una flebile pressione sul grilletto ed il rinoceronte sarebbe crollato ai suoi piedi. Per esser certo di non sbagliare attese fino all'ultimo istante utile, ma al momento di sparare si lasciò prendere dalla paura. Chi avrebbe cacciato dopo? Che avrebbe fatto per il resto della propria vita? Chiuse gli occhi in uno slancio di lucida follia, lasciò cadere il fucile ed allargò le braccia. Incredibilmente il corno del rinoceronte si arrestò ad un millimetro dal suo petto. La bestia grattò la terra con lo zoccolo, sbuffò dalle narici e, come se nulla fosse, ritornò nella foresta da dov'era venuto." 

Tutti noi in fondo siamo cacciatori di frodo e sappiamo di aver assoluto bisogno di prede per continuare il nostro gioco.

Poco importa se si tratta di caccia o di sesso... se cade l'ultimo avversario la battaglia è comunque persa.

Quel che mi preme spiegare è che in questa favola io non sono il cacciatore, bensì il vecchio stregone... colui che gli ha indicato la strada per scorgere la preda.

5) Domanda: Hai scritto decine di romanzi, ormai il tuo stile è noto, cosa pensi di tirar fuori dal cilindro per non regalarci un altro coniglio bianco?

Abel Wakaam: La stessa domanda me la sono posta dopo Eyes, il primo romanzo di questo taglio con cui ho inaugurato www.RossoScarlatto.org ma poi ne sono seguiti altri, tra cui La Schiava, Cuba Libre e via dicendo, fino ad arrivare ad un numero rilevante di opere in biblioteca. Dopo ogni storia mi sono sentito svuotato e ho avvertito la sensazione di non riuscire più a scriverne altre... eppure la magia lentamente si è rinnovata come l'erba che, seppur falciata, non perde le radici. Certo non tutte le storie ottengono la medesima fortuna presso i lettori, ma alcune di esse riescono a catturare l'immaginario erotico della gente, e finché questa alchimia si rigenera all'infinito, continuerò a scrivere. Chissà che non riesca anche a tirar fuori un cappello da un coniglio!

6) Hai l'abitudine di chiedere alle tue lettrici quale situazione raccontata nei vari romanzi le abbia coinvolte di più, ma tu, sinceramente, quale preferisci?

Abel Wakaam: Ce ne sono diverse, tutte legate a particolari precisi, a partire dai confetti de "La Schiava" fino agli slip nascosti nella lattina di Coca Cola in "Cuba Libre". Ma anche il gioco dei pennarelli in "Exchange", il fermacarte di "Jakira", la cena finale di Hibiscus oppure l'impercettibile "tocco estraneo" in Cremisi. In ogni romanzo c'è qualcosa di particolare... qualcosa che valga la pena di essere vissuto, gustato e ricordato, dipende dai propri turbamenti, che sono diversi a seconda del momento o della situazione... insomma niente è mai scontato.

7) Hai usato la rete per farti conoscere nel mondo della letteratura, quali sono stati gli ingredienti vincenti di questa scelta?

Abel Wakaam: L'idea di usare la rete per focalizzare l'attenzione di eventuali Editori è nata in simultanea con l'apertura del sito. In pratica ho investito su me stesso eliminando qualsiasi forma di pubblicità aggiuntiva, quindi niente banner, o popup che infastidissero i lettori, e accesso immediato e gratuito in Biblioteca. Anche la scelta di creare minuscole copertine appoggiate sugli scaffali per accedere ai vari romanzi ha fatto in modo che RossoScarlatto diventasse un format a cui ispirarsi e non un clone di altri siti, quindi sussistevano molte possibilità che qualcuno si accorgesse pure dei contenuti. Oggi, con oltre un milione di pagine lette al mese posso dire di aver intuito il modo giusto per raggiungere lo scopo, ma se non ci fossero trenta romanzi da leggere a che sarebbe servito tutto questo?

Per scrivere ad Abel Wakaam

Sandra Mayer

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