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1)
Domanda: Racconti storie di donne che sembrano vivere in un mondo
immaginario, tutte belle, eleganti, ricche e perennemente interessate
al sesso senza preclusioni, credi che esista davvero una società
di questo tipo?
Abel
Wakaam:
E' la stessa società in cui viviamo... semplicemente è vista da
una diversa prospettiva, quella strettamente legata a Internet.
La rete viene spesso scambiata erroneamente per un mondo parallelo,
una seconda esistenza in cui ognuno può vivere secondo le proprie
aspirazioni, invece ci troviamo di fronte al più grande confessionale
elettronico posto all'angolo della nostra coscienza e non possiamo
fare a meno di raccontare i nostri peccati. La stranezza semmai
è che non ci attendiamo un'assoluzione, bensì una piena condanna
perché da essa riusciamo ad appagare la parte più intima dei nostri
desideri. E' una società esibizionistica che vuole mostrare i
propri misfatti restando nascosta dietro un nome di comodo e allo
stesso tempo godere del giudizio degli altri. Per comprende quanto
sia vera questa considerazione dovremmo chiederci cosa faremmo
se non temessimo di essere scoperti e giudicati.
2)
Domanda: Il tuo modo di porti sul sito lascia intravedere un certo
egocentrismo, non credi che quest'aria barocca e maschilista alla
lunga possa stancare?
Abel
Wakaam: Ciò che appare in rete non è una caricatura
di me stesso, io sono esattamente così e non mi nascondo. Lo scopo
di questa ostentazione d'immagine è legata al timore di essere
scambiato per chissà chi altri ed io preferisco che il lettore
sappia dall'inizio con chi ha davvero a che fare. E' esattamente
il contrario di ciò che accade in altri siti dove lo scrittore
si cela dietro un paravento, alzando una barriera tra sé ed il
pubblico per chissà quale arcaica paura di non reggere il confronto
con le storie di cui scrive.
3)
Domanda: Non ritieni arrogante l'insistenza con cui descrivi le
voglie e le sensazioni femminili equiparandole a quelle degli
uomini, proprio tu che ti ritrovi agli antipodi dei loro concetti?
Abel
Wakaam: E questo chi può dirlo? Chi può certificare
con sicurezza cosa pensano oggi le donne? Secondo me ragionano
allo stesso modo di chi sta nell'altra metà del cielo, pretendono
le medesime sensazioni e cercano di ricreare complicità e intrigo
dove il desiderio si è assopito. Se questa parità è stata così
pretesa durante la rivoluzione sessuale ai tempi del femminismo
e dei figli dei fiori, perché dovremmo stupirci oggi se quella
stessa generazione sia riuscita ad ottenerla, passando attraverso
il fascino della femminilità invece che con l'ipocrisia del muro
contro muro? L'unico elemento che ci distingue con certezza è
la capacità della donna di amare con maggior enfasi, forse perché
è un sentimento che le resta nel sangue nel momento sacro della
maternità.
4)
Domanda: Quanto c'è di vero e di inventato nei tuoi romanzi, insomma...
quanto di realmente vissuto metti nelle tue storie?
Abel
Wakaam: Per rispondere una volta per tutte a questa
domanda, devo raccontarti una strana favola.
"C'era
una volta un grande cacciatore alla ricerca dell'ultimo esemplare
di rinoceronte bianco. Il destino aveva sempre fatto in modo che
non si incontrassero, ma il vecchio stregone del villaggio decise
che fosse tempo che incrociassero i loro occhi. Appostò l'intera
tribù ai margini della foresta ed una volta scorto lo stupendo
esemplare, lo spinsero allo scoperto verso la savana. Il rinoceronte
intuì che si trattava di una trappola ma, non avendo alternative,
decise di affrontare la sorte accettando l'ultima sfida. Il cacciatore
restò nascosto dietro la sua potente Jeep fino all'ultimo istante,
poi percorse due passi di lato e si inginocchiò per meglio prendere
la mira, mentre quell'enorme bestione infuriato prese a correre
verso di lui col corno proteso. Era il momento che aspettava da
una vita, sarebbe passato alla storia per aver posto fine ad una
specie animale, sarebbe bastato una flebile pressione sul grilletto
ed il rinoceronte sarebbe crollato ai suoi piedi. Per esser certo
di non sbagliare attese fino all'ultimo istante utile, ma al momento
di sparare si lasciò prendere dalla paura. Chi avrebbe cacciato
dopo? Che avrebbe fatto per il resto della propria vita? Chiuse
gli occhi in uno slancio di lucida follia, lasciò cadere il fucile
ed allargò le braccia. Incredibilmente il corno del rinoceronte
si arrestò ad un millimetro dal suo petto. La bestia grattò la
terra con lo zoccolo, sbuffò dalle narici e, come se nulla fosse,
ritornò nella foresta da dov'era venuto."
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